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 | Notizie: TUTTI I TRUCCHI DELLA SCIMMIA CHE INVENTO’ LO SCHIACCIANOCI |

I cebi alle prese con le noci: "Hanno selezionato i sassi più adatti, e poi si sono messi al lavoro"
Fonte: www.repubblica.it
Autore: Antonio Cianciullo
Data: 20 gennaio 2009
Simia habilis, verrebbe da dire dopo aver visto i filmati su queste scimmie che si presentano sul posto di lavoro con la precisione dell'ingegnere. Si piazzano davanti alla noce da rompere e cominciano a manipolare con cura da artigiano la pietra con cui assestare il colpo. Se sul livello di abilità abbiamo tracciato la discriminante per individuare il momento in cui la nostra specie si è separata dai più pelosi cugini, vedendo queste scene è difficile non sentire aria di famiglia (con buona pace degli anti darwiniani che negli ultimi otto anni hanno cercato di accreditarsi negli Stati Uniti).
"La scimmia che ha inventato lo schiaccianoci" potrebbe essere il titolo che sintetizza il paziente lavoro svolto nella regione brasiliana del Piauì dai ricercatori dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma. Protagonisti i cebi, parenti che sono cronologicamente lontani (35 milioni di anni) ma hanno in comune con noi un bel pezzo di Dna (lo scimpanzè, antenato più prossimo, arriva a circa il 98 per cento).
"Abbiamo impostato la ricerca facendo sì che ogni scimmia dovesse scegliere tra due o tre sassi diversi quello adatto a rompere una noce molto dura", spiega Elisabetta Visalberghi, la primatologa che ha partecipato all'esperimento. "Da subito i cebi non hanno mostrato dubbi: trasportavano i sassi resistenti e non quelli fragili, quelli grandi e pesanti e non quelli più piccoli e leggeri che si sarebbero frantumati in mille pezzi nell'urto con la noce. Ma è stato fantastico quando abbiamo visto che le nostre scimmie erano capaci di scegliere il sasso giusto anche quando abbiamo cambiato le carte in tavola e reso il problema ambiguo o addirittura contro-intuitivo".
I ricercatori hanno costruito sassi in resina riempiti con materiale più o meno pesante in modo da far trovare i cebi di fronte a due sassi identici ma di peso differente: e solo quello più pesante serviva a rompere la noce. Ce l'hanno fatta, fin dalle primissime prove hanno scelto il sasso giusto. E hanno continuato a superare le difficoltà indovinando l'attrezzo giusto anche quando, per complicargli ulteriormente la vita, i ricercatori li hanno messi davanti a un sasso piccolo e pesante e a un sasso grande e leggero: hanno scelto quello piccolo e pesante.
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(Leggi Tutto... | Voto: 4)
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 | Notizie: LAV, GIUSTA L’ORDINANZA CONTRO I BOCCONI KILLER |

La Lega Anti Vivisezione accoglie positivamente l'ordinanza contro i bocconi avvelenati, pubblicata sabato scorso sulla Gazzetta Ufficiale n.13, firmata a dicembre dal sottosegretario alla Salute
Fonte: www.lastampa.it
Data: 20 gennaio 2009
La Lega Anti Vivisezione accoglie positivamente l’ordinanza contro i bocconi avvelenati, pubblicata sabato scorso sulla Gazzetta Ufficiale n.13, firmata a dicembre dal sottosegretario alla Salute, Francesca Maritini, e apprezza la pubblicazione sul sito del ministero della Salute delle informazioni pratiche su questo argomento. «Si tratta di un primo importante segnale di attenzione a livello nazionale contro il tragico fenomeno degli avvelenamenti, un’emergenza troppo a lungo sottovaluta che pone in serio pericolo la vita di animali domestici e selvatici, la salute pubblica e l’ambiente», afferma Ilaria Innocenti, del settore Cani e gatti della Lav. «Avvelenamento di animali e distribuzione di sostanze velenose sono già reati puniti dalle leggi, - aggiunge - ma non vi è ancora la necessaria attenzione da parte dei cittadini, dei servizi veterinari, delle forze di polizia e dei Sindaci».
Per questo la Lav accoglie «con particolare favore» l’obbligo per i sindaci, ai quali siano pervenute segnalazioni di sospetti avvelenamenti, di disporre l’immediata apertura di un’indagine e provvedere ad attivare le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata, nonchè segnalare l’area con un’apposita cartellonistica.
Previsto anche l’obbligo, per il medico veterinario, di dare immediata comunicazione al sindaco e al Servizio Veterinario della Azienda Sanitaria Locale competente per territorio qualora emetta diagnosi di sospetto avvelenamento sulla base di una sintomatologia conclamata o venga a conoscenza di un caso di avvelenamento di un animale domestico o selvatico. In caso di morte dell’animale, poi, il medico veterinario dovrà anche inviarne le spoglie e ogni altro campione utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ha causato il decesso, all’Istituto Zooprofilattico che dovrà compiere l’autopsia, effettuare analisi sui campioni e comunicarne gli esiti al medico veterinario, al sevizio veterinario della ASL competente e, nel caso in cui le analisi siano positive, all’autorità giudiziaria.
«Finalmente abbiamo a disposizione un nuovo importante strumento che istituisce sinergie indispensabili per contrastare il problema dei bocconi avvelenati, una pratica che, come testimoniano le numerosissime segnalazioni giunte alla LAV, è in continua e drammatica espansione - conclude Massimo Vitturi, responsabile LAV Caccia e fauna. - Riteniamo fondamentale, però, la trasformazione dell’Ordinanza Martini in legge, per sanzionare eventuali comportamenti omissivi e per accogliere ulteriori importanti misure per fermare gli avvelenatori».
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(Leggi Tutto... | Voto: 5)
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 | Notizie: CANI SEMPRE PIU’ STUPIDI PER LE ESIGENZE DEI PROPRIETARI |

Fonte: www.lastampa.it
Data: 19 gennaio 2009
I cani, in base alle nuove ricerche presentate in un articolo del Telegraph, sono diventati sempre più stupidi perché sono stati allevati solo per il loro aspetto e non per il cervello. L’agilità mentale dei cani viene sempre più erosa perché i proprietari cercano non più un cane docile, ma un cane che sappia vivere e adattarsi alle loro case.
Nel 19° secolo i cani venivano considerati per la loro forza e capacità nel fare la guardia al bestiame o alle case. Ma il cambiamento delle tendenze ha portato i cani a rispondere o eseguire dei comandi e non prestare attenzione e segnalare eventuali pericoli al padrone. Scienziati svedesi, attraverso delle prove di comparazione effettuate in alcuni allevamenti, hanno infatti constatato una diminuzione dell’intelligenza dei nostri amici a quattro zampe.
Kenth Svartberg, uno studioso dell’Università di Stoccolma, ha dichiarato che il cambiamento è avvenuto nel corso di poche generazioni.«Le nuove pratiche di allevamento sono unicamente indirizzate verso le caratteristiche fisiche delle razze.» ha detto. I cani vengono ritenuti idonei alla riproduzione in base al pelo più lucido e vivo, piuttosto che per l’odore gradevole o reazioni veloci agli stimoli. Questi requisiti hanno determinato le caratteristiche che si stanno imponendo sui cani, avvicinandoli sempre più alle esigenze dei proprietari degli animali di compagnia. Questa tendenza si può riscontrare nei cosiddetti “cani da borsetta” - chihuahuas e papillons- utilizzati come accessori di moda. Personaggi come Paris Hilton, Britney Spears e anche l’attore Mickey Rourke sono spesso fotografati con piccole creature in braccio e nella loro pochette.
Il Dott. Svartberg ha testato 13.000 cani su caratteristiche come la capacità di socializzare e la curiosità. Ha constatato che quelli allevati per l'aspetto, soprattutto cani che venivano utilizzati per gli spettacoli, avevano tutti livelli ridotti di queste qualità. Egli ha anche rilevato che l’aspetto gradevole è spesso collegato ad un comportamento introverso, legato a una noiosa personalità. Dott. Svartberg ha detto: «Forse i geni che rendono un cane attraente potrebbe causare timidezza». I più colpiti sono razze come i Collies, una volta cani utilizzati per la pastorizia, e i Rhodesian Ridgebacks, specializzati per la caccia.
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(Leggi Tutto... | Voto: 4.25)
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 | Notizie: ANIMALI SEMPRE PIU’ PICCOLI |

Fonte: www.repubblica.it
Autore: Luigi Bignami
Data: 19 gennaio 2009
La pesca, la caccia e la raccolta di vegetali eseguite in modo intensivo, possono avere un forte impatto sulle dimensioni e sull' età riproduttiva degli organismi viventi. La conseguenza è un forte indebolimento delle specie, un elemento che unito ad altri può causare la loro estinzione.
La scoperta è stata realizzata da ricercatori americani e canadesi e pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Science. Secondo Chris Darimont dell' Università della California a Santa Cruz (Usa), autore della ricerca, l' azione di caccia, di pesca o di raccolta dell' uomo può far variare anche di 300 volte in più la velocità con la quale gli esseri viventi mutano normalmente. «Ma il problema non è solo una questione di velocità di mutamento delle specie viventi, ma anche delle conseguenze cui vanno incontro. Per quelle sottoposte alla maggiore pressione dell' uomo si è notata una riduzione delle loro dimensioni del 20% e l' età della prima riproduzione è del 25% inferiore rispetto a quella delle generazioni precedenti. E tutto questo è avvenuto in soli 30 anni», spiega il ricercatore.
Lo studio è il primo che ha confrontato l' evoluzione di alcuni animali e vegetali predati dall' uomo rispetto a quelli che vivono in ambienti non raggiunti dalla caccia, dalla pesca o dalla raccolta. Darimont ha raccolto 34 ricerche di organismi sottoposti a caccia intensiva da parte dell' uomo: riguardano 29 specie di animali che vivono in 40 aree geografiche del pianeta. La scelta è caduta su alcuni pesci, su alcuni mammiferi, ma anche su invertebrati e due specie vegetali, la Saussurea e il Gingseng. Secondo il ricercatore, per alcuni animali vi è un trasferimento di informazione genetica che sta spingendo generazione dopo generazione a ridurre le proprie dimensioni, quasi a voler sfuggire alla caccia, in senso lato, dell' uomo. Per altre specie invece, non c' è un coinvolgimento genetico, soprattutto per quelle coinvolte in un anticipo della procreazione, in quanto una riproduzione anticipata avviene in seguito all' abbondanza di cibo che gli organismi si ritrovano ad avere perché il loro numero è diminuito con il tempo.
Ma una riproduzione anticipata porta in pochi anni ad un' esplosione di organismi che poi si ritrovano senza cibo a sufficienza e quindi muoiono intere "popolazioni" muoiono in breve tempo. E' quello che sta succedendo, per esempio, ai tonni al largo delle coste orientali del Canada, dove negli ultimi anni l' età riproduttiva è scesa da 6 a 5 anni.
Anche il tentativo di organizzare la caccia secondo determinati schemi creati per proteggere gli animali, paradossalmente, può portare a mutamenti rapidissimi. Spiega Paul Parquet dell' Università di Calgary (Canada), coautore della ricerca: «Ai cacciatori di ighorn, una pecora selvatica dalle lunghe corna, si chiede di non abbattere esemplari con piccole corna, in quanto più giovani. Ebbene nell' arco di 30 anni si è osservato una riduzione della massa corporea e della lunghezza delle corna del 20%». Secondo i ricercatori anche se si smette di creare una pressione su tali organismi non c' è una così veloce reversibilità della situazione.
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 | Notizie: LA TRATTA DEI CUCCIOLI: UN BUSINESS DA 300 MILIONI DI EURO |

Fonte: www.petnews.it
Autore: Floriana Rullo
Data: 18 gennaio 2009
Arrivano in Italia illegalmente. Buttati dentro piccole gabbie e stipati dentro tir. Centinaia alla volta. Un business che fa guardagnare a chi lo pratica più di 300milioni di euro all’anno. Cani, gatti, ma anche ermellini e altri animali. Dalle frontiere italiane arriva di tutto e di più. Spesso senza che nessuno se ne accorga. Animali maltrattati, seviziati con una sola caratteristica in comune. Essere appena nati.
LA TRATTA- E’ la tratta dei cuccioli. Provenienti dalle regioni dell’est da “cucciolifici” spesso irregolari. I piccoli vengono strappati alla madre in tenerissima età e costretti a 30/40 giorni di vita a subire lo stress di un lungo viaggio attraverso varie nazioni. Lunghi percorsi a cui in pochi sopravvivono.
Solo i più fortunati. Il loro viaggio lo trascorrono rinchiusi in scatole di cartone e gabbiette schiacciate nei bagagliai delle auto o nel cassone di un furgone, senza cibo ne' acqua. Perchè ognuno di loro, venduto in Italia, fa guadagnare al trafficante almeno tre volte tanto rispetto a quanto avrebbe raccimolato nel suo paese.
Poi arrivati in Italia, i cuccioli, vengono usati nei modi più disparati. I cani vengono cippati e messi in vendita sulle bancarelle di fiere e mercati in Italia. Gli altri o usati per le loro pellicce o esposti nelle vetrine delle vie cittadine. E non solo nel nostro paese. La stessa cosa accade in Francia, Spagna e Belgio.
Una sorte che però non riguarda tutti: si calcola infatti che circa il 50 per cento dei piccoli clandestini muoia durante il tragitto o subito dopo l'arrivo a destinazione. Per malattia.
Una tortura legalizzata, ma milionaria. Uno sfruttamento alquanto redditizio stando alle stime sul business delle importazioni che parlano di un giro d'affari di circa 300 milioni di euro, solo per quanto riguarda i cani. Come si arriva a queste cifre è presto detto: un cucciolo straniero sui mercati occidentali varrebbe assai poco, non essendoci molte garanzie sulla qualità dei processi di allevamento, sulla purezza della razza, sul rispetto delle procedure igieniche e sanitarie. Circa 100, al massimo 200 euro. E' tuttavia sufficiente qualche piccola contraffazione ai documenti per dare immediatamente al cane o al gatto una “cittadinanza” italiana, moltiplicandone così il valore anche di venti volte. Così un cagnolino che all’estero varrebbe qualche centinaia di euro arrivato in Italia arriva a costare anche mille euro.
LE DENUNCE- Molti, moltissimi i blog in rete che raccolgono le denunce dei cittadini. Centinaia le lettere che arrivano alla Lav. Solo poche decine i cani sequestrati nei negozi. Per la maggior parte invece c' è un triste destino. Raccontato dalle parole di dolore e di amarezza di chi, dopo averli portati a casa, li ha visti morire. Non senza sofferenza. Come racconta Alberto : “Il mio cane è morto tre giorni dopo averlo portato a casa.
Aveva una parvirosi. Ha sofferto molto. Ed io mi sentivo impotente. E il commerciante mi ha detto che avrei avuto diritto alla sostituzione della merce” o come Giulia “ L’avevo comprata in un negozio specializzato. Mi hanno anche proposto cure dal veterinario di fiducia del negoziante. Forse per nascondere tutto. Ma solo quando è morto ho capito perché. Aveva il cimurro”. E ancora: " Il mio Cloe aveva una strana tosse - racconta Gigia44- Ma il negoziante mi aveva detto che era normale. E invece dopo qualche giorno ci ha lasciato. Aveva il cimurro. Ma quando sono tornata dal negoziante, l'unica cosa che mi ha proposto è stato un cambio merce, come se fosse una cosa". Già l’animale come un oggetto. Che si può sostituire. Ed è proprio la legge a consentirlo con il diritto al recesso. Sette giorni per riportare il cucciolo difettoso, o morto, al mittente. E averne un altro in sostituzione.
LA LAV- In piazza proprio contro la tratta. Per adottare a distanza uno dei cuccioli salvati dalla LAV, vittime proprio del traffico perché dietro un cucciolo in vetrina può nascodersi il traffico. Se scegli di vivere con un animale, dai una possibilità a chi si trova in un canile o in un'oasi felina.
Solo così non incentiverai lo sfruttamento degli animali per motivi commerciali. Per fermare questo scempio - dice Gianluca Felicetti, presidente della Lav - occorre rafforzare le forze di polizia addette ai controlli e fare in modo che vengano emessi ordinanze e regolamenti comunali contro le mostre di animali e il loro commercio ambulante, dove possono facilmente celarsi i cuccioli importati illegalmente".
RISCHIO MALATTIE- Non è però soltanto una questione di nazionalità. Indipendentemente dalla provenienza e dalla purezza della razza, che a volte viene certificata anche da pedigree che come tutto il resto sono a loro volta contraffatti, lo stress fisico e psicologico a cui sono sottoposti questi animali tolti alle madri prima dell'avvenuto svezzamento, e l'impossibilità di somministrare loro le adeguate vaccinazioni, fa sì che questi acquisiti si rivelino in fin dei conti anche dei pessimi affari: non è raro, infatti, che essendo animali deboli sviluppino malattie quali cimurro, endoparassitosi, micosi, parvovirosi e rogna, come emerge anche dai resoconti della Fnovi, la Federazione nazionale dell'ordine dei medici veterinari italiani.
LE RAZZE PIU' RICHIESTE- Quanto alle razze, la più soggette all'importazione clandestina sono il Carlino, lo Shi-tsu, il West Higlands Terrier, il Beagle. Ma solo perché sono tra le più richieste: in realtà le cosiddette "Puppy Mills" sono in grado all'occorrenza di sfornare cuccioli di ogni tipo, per assecondare le mode e le richieste del mercato.
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 | Notizie: CANI E GATTI STIMOLANO LE STESSE EMOZIONI DEI FIGLI |

E' stato rilevato un aumento della ossicitina, l'«ormone delle coccole», in chi gioca con i quattrozampe
Fonte: www.lastampa.it
Data: 18 gennaio 2009
Chi ha bisogno di un figlio, se si ha un animale domestico? Un’affermazione di cui sono convinti tutti i più appassionati cinofili e gattofili, e che sembra trovare ora una conferma scientifica grazie agli studi di un team di biologi giapponesi: pare che dopo aver accarezzato e coccolato il proprio cane o gatto, e soprattutto aver stabilito un contatto anche visivo con lui, nei padroni aumentino i livelli di un ormone chiamato ossitocina, collegato anche alle emozioni dell’amicizia, dell’amore romantico e, cosa ancora più rilevante, di quello genitoriale. Come dire che i ’pet’ stimolano le stesse sensazioni positive di un pargolo in culla.
Soprannominato "ormone delle coccole" o "farmaco dell’amore" - riportano gli studiosi sulla rivista ’Hormones and Behavior’ - l’ossitocina, come confermano varie ricerche, è in grado di combattere lo stress e la depressione e di stimolare l’autostima negli umani. Per questa ragione Miho Nagasawa e Takefumi Kikusui, esperti della Azuba University, hanno voluto verificare se anche il contatto sociale fra specie differenti potesse amplificare la produzione di questo ormone.
«Miho ed io - sottolinea Kikusui - siamo grandi amanti dei cani e abbiamo notato che qualcosa cambia nel nostro corpo quando giochiamo a palla con loro e li abbracciamo. Perciò abbiamo reclutato 55 padroni di quattrozampe e i loro fedeli amici per una sessione di analisi in laboratorio». Gli arruolati del primo gruppo hanno fornito un campione di urina prima e dopo aver giocato con i loro cani per circa un’ora e mezza, mentre a un secondo gruppo è stato chiesto di non interagire con i loro quadrupedi.
Esaminando il liquido biologico, i ricercatori hanno rilevato un aumento del 20% della produzione di ossitocina nei padroni che avevano giocato con i loro animali stabilendo un contatto visivo di circa due minuti e mezzo in media, contro i 45 secondi dell’altro campione, in cui non si sono notati ’boom’ significativi di questo ormone.
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 | Notizie: LINEA DURA CONTRO I REATI SUGLI ANIMALI |

Fonte: www.repubblica.it
Autore: Emilio Rancido
Data: 18 gennaio 2009
I responsabili di maltrattamento animale vanno perseguiti allo stesso livello di severità di chi sbaglia un intervento chirurgico, sfrutta un lavoratore in nero oppure commercializza prodotti alimentari senza i dovuti controlli.
Il Procuratore Capo di Milano, Manlio Minale, ha inviato a tutti i suoi sostituti una circolare informandoli che le fattispecie penali del maltrattamento animale dovranno essere prese in seria considerazione al pari di altre violazioni del codice penale. "Detta materia- è scritto nella circolare- può trovare idonea collocazione nell'ambito del VI dipartimento". In altre parole, a non "sottovalutare" questo reato.
Negli ultimi mese le denunce che arrivano in procura legate ai maltrattamenti venivano girate al "Servizio definizione Affari Semplici", un settore della procura creato per evitare che il lavoro dei magistrati si concentri troppo sui reati cosiddetti "minori". Il Capo della Procura cambia ora strategia, reputando "opportuno, in considerazione della unicità della materia", "concentrare su un unico Dipartimento la competenza in ordine a tutte le ipotesi di reato riconducibili alla nozione di maltrattemento animale". Da oggi, ogni denuncia verrà girata al Dipartimento sorretto dal Vice di Milane, Nicola Cerrato, che attualmente coordina una squadra specializzata in malasanità, violazioni legate ad alimenti e prodotti farmaceutici, infortuni sul lavoro e lavoro nero.
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 | Notizie: RISPOSTA TRA L’OIPA E IL MINISTERO DELLA DIFESA |

Il ministero della Difesa britannico interviene sull'utilizzo dei cani nell'Esercito
Fonte: www.lastampa.it
Data: 16 gennaio 2009
Il quotidiano The Sun aveva rivelato, citando fonti governative, che l'esercito britannico sta arruolando tra le sue fila i pastori tedeschi. I cani potrebbero essere paracadutati in zone di guerra per aiutare i militari. I cani dovrebbero essere addestrati per essere lanciati da altezze superiori ai 6 mila metri per poi atterrare dietro le linee nemiche, con telecamere sul capo dotate di dispositivi per trasmettere le immagini ai soldati britannici del SAS (Special Air Service) circa la collocazione del nemico.
Questi cani sarebbero i primi dunque ad entrare in zone pericolose, correndo gravi rischi per la loro incolumità. L’Oipa ha prontamente lanciato appello per chiedere di non mandare i cani nelle zone di guerra in Iraq o Afghanistan.
Hanno ricevuto risposta ufficiale dal Ministro della Difesa (Uk) in cui viene chiesto di considerare la loro lettera come una risposta formale all’appello.
Secondo il Dipartimento britannico, i cani danno un contributo vitale alle capacità militari globali in molte aree importanti, ed il Ministero della Difesa è impegnato ad intraprendere ogni possibile azione per mantenere la salute ed il benessere dei cani nelle operazioni. Adotta gli standard più elevati in relazione al benessere animale e lavora duramente per assicurare che gli animali in servizio siano mantenuti in eccellenti condizioni e non siano esposti a rischi inutili. I veterinari militari sono stanziati sia in Iraq che in Afghanistan, al fine di assicurare che i cani siano in salute; gli addestratori dei cani ricevono un ampio allenamento per dare il pronto soccorso ai cani se dovesse essere necessario.
Si lavora continuamente per migliorare le condizioni delle operazioni per i nostri cani. Il Royal Army Veterinary Corp (Ravc) assicura tutti gli aspetti del benessere dei cani, dalla loro selezione, attraverso la valutazione iniziale, l’addestramento ed il pensionamento per mantenere la loro salute e sanità. Il Ravc assicura ai comandanti sulla terra le risorse per utilizzare i cani da lavoro per conseguire gli obiettivi militari assicurando buone pratiche lavorative quale il controllo sulle ore lavorative dei cani.
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 | Notizie: CANE NERO E GATTO ROSSO? SONO CREAZIONI DELL'UOMO |

Una ricerca dimostra che siamo stati noi a selezionare il colore del manto per i cuccioli di casa
Fonte: www.lastampa.it
Data: 16 gennaio 2009
È l’uomo il motivo per cui Fido ha un manto fulvo o a chiazze nere e bianche, o Micio è tutto rosso o grigio: la nostra specie ha infatti contribuito attivamente a cambiare e a fissare l’aspetto del mantello degli animali domestici e da lavoro, selezionando nel corso dei millenni rare mutazioni genetiche alla base dei diversi colori di cui i quattrozampe si possono "vestire". A spiegare come tutto ciò è avvenuto, un team di esperti delle università di Uppsala (Svezia) e di Durham (Usa), che ne parlano sulla rivista "Plos Genetics", evidenziando anche il motivo per cui gli animali selvaggi hanno un pelo assai diverso da quelli di casà.
Gli studiosi hanno condotto un’indagine su alcuni maialini di fattoria o liberi, provenienti da Asia ed Europa, anche se assicurano che i risultati sono applicabili a tutti gli animali domestici, dato che i colori dei manti esprimono tutti uno stesso gene, e cioè il Mc1r (recettore dalla melanocortina-1). I ricercatori hanno analizzato le sequenze di Dna di entrambe le tipologie di maialini e l’effetto di eventuali mutazioni genetiche sulla proteina Mc1r. Alcuni cambiamenti del Dna possono infatti riflettersi sul colore dell’animale, mentre altre no. Pur avendo individuato sia nei maialini domestici che in quelli selvaggi alcune mutazioni del Dna, in questi ultimi, che possiedono un manto uniforme nero-marrone altamente mimetico, nessuna di queste mutazioni è riuscita ad alterare la proteina del colore.
Gli scienziati ipotizzano dunque che, grazie soprattutto ai predatori "inviati" dalla natura, qualsiasi mutazione che risultasse in un cambiamento del colore è stata rapidamente eliminata.
Al contrario, fra i maialini domestici quasi tutti gli esemplari possedevano mutazioni che avevano cambiato la proteina. In alcuni casi ce ne sono state tre consecutive, segno che la mutazione iniziale è stata ripetuta per lungo tempo. Per i ricercatori questo dimostra che sono stati gli uomini a incoraggiarè con la selezione un certo colore nel manto dei loro animali. L’archeologo statunitense Greger Larson sottolinea: «I primi allevatori decisero di cambiare il mantello dei loro capi per una serie di motivi. Primo, per facilitare il riconoscimento del loro bestiame, che se fosse stato mimetico sarebbe scomparso nei boschi.
Secondo, per evidenziare la differenza fra i primi allevamenti e le mandrie selvagge. Terzo, gli uomini antichi erano "fanatici" di animali esattamente come lo siamo noi oggi. Basti pensare a Paris Hilton che possiede un chihuaha rosa». Leif Andersson, della Uppsala University, aggiunge: «la nostra ricerca mette fine al dibattito, confermando che la primaria ragione della diversità dei mantelli fra gli animali è la selezione intenzionale operata dall’uomo».
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(Leggi Tutto... | Voto: 4.5)
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