
I servizi di zooantropologia applicata constano di attività molto particolari e delicate, essendo servizi di relazione, e spesso richiedono molti livelli di intervento. A questo bisogno si comincia a dare risposta attraverso la costruzione dei cosiddetti “poli zooantropologici” ossia centri residenziali per animali domestici che non vengono utilizzati secondo il consueto approccio zootecnico, ossia per produrre lavoro o prodotti di origine animale, né sono impostate secondo la logica pietistica del ricovero o del rifugio, ma sono pensati per favorire le occasioni e la molteplicità delle situazioni di relazione.
La differenza tra questi centri e le altre strutture che ospitano animali domestici sta nelle caratteristiche strutturali - molti campetti attrezzati, incorniciati da una grande attenzione per il verde, attenti ai parametri della sicurezza e agli aspetti igienico-sanitari - organizzative ossia nei servizi che offrono, ma soprattutto nello speciale statuto attribuito agli animali. Infatti per poter essere coinvolti nei servizi di zooantropologia gli animali devono avere particolari caratteristiche, per esempio un’ottima socializzazione con l’uomo, e nello stesso tempo - in base al dettato della Carta dei Valori e dei Principi sulla Pet Relationship “Carta Modena 2002”, art. 5 - devono salvaguardare l’animale lungo tutta la sua vita. I poli zooantropologici hanno pertanto delle caratteristiche che li rendono totalmente differenti da altri ambiti quali centri di equitazione, campi di addestramento cinofilo, canili rifugio, agriturismi o fattorie didattiche. Nei poli zooantropologici si fanno progetti di relazione e per far questo è necessario innanzitutto pensare gli spazi e le risorse umane secondo il dettato relazionale, in termini di correttezza e sicurezza.
La filiera di servizio nelle attività di zooantropologia applicata consiste in attività di relazione con il pet basate sulla prescrizione di specifiche dimensioni di relazione che aiutano la persona, l’animale o la relazione a intraprendere un percorso migliorativo. La filiera deve cioè permettere un variegato spettro di attività che declinino in modo specifico le dimensioni relazionali a seconda dei bisogni dell’utente. In tal modo si rende evidente la necessità di individuare attività diverse di pet relationship e, di conseguenza, strutture più o meno articolate a seconda delle specifiche necessità.
La SIUA da molti anni è impegnata non solo nella definizione di linee guida strategiche per la realizzazione di poli zooantropologici ma altresì nella progettazione concreta di questi centri rispetto ai parametri ambientali, architettonici, di pianificazione delle aree verdi, delle dotazioni per rendere gli spazi attrezzati rispetto alle attività, di definire le professionalità necessarie per realizzare detti servizi, di pianificazione delle corrette modalità di gestione del centro.
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