Autismo: gli Interventi Assistiti con gli Animali

di Alice Cremonini

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Autismo e IAA

Ho voluto affrontare questo tema perché la cosa che più mi preoccupa quando si parla di Disturbi dello Spettro Autistico (ASD), non soltanto nell’ambito degli Interventi Assistiti con Animali, è la tendenza alla generalizzazione.

Come sappiamo, l’autismo rientra nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS) ed è caratterizzato dalla compromissione qualitativa dell’interazione sociale (mancanza di reciprocità sociale ed emotiva), della comunicazione (ritardo o totale mancanza di linguaggio, o uso stereotipato di alcuni suoni o parole) e da determinati pattern comportamentali (attività e interessi ristretti e ripetitivi, movimenti stereotipati del corpo o di alcune parti di esso, iperselettività).

Gli individui con ASD, tuttavia, presentano un’estrema eterogeneità neuropsicologica, interattiva, emozionale e comportamentale. Vale a dire che all’interno di questa sindrome esiste un’eccezionale ventaglio di variabili che, solo per citarne alcune, vanno dalle capacità cognitive (il ritardo mentale può essere assente, lieve, moderato, grave o gravissimo) alle capacità di comprensione e produzione verbale, al profilo iporeattivo o iperattivo, presenza o meno di epilessia, presenza o meno di comportamenti problematici.
Al di là della diagnosi, quindi, sarà necessario conoscere nel dettaglio tutte le sfaccettature del Registro Dialogico Interattivo del nostro fruitore al fine di individuare attività a lui consone e ridurre al minimo il rischio di imprevisti in seduta.

Come fare?

È di fondamentale importanza confrontarsi con le figure che hanno in carico il paziente (neuropsichiatri, insegnanti di sostegno, consulenti, educatori) per raccogliere tutte quelle preziose informazioni che rendono il ragazzo che ci troveremo di fronte un soggetto unico e diverso dagli altri.
Gli IAA con fruitori con autismo, proprio per le loro peculiarità interattive, sono per lo più individuali pertanto la progettazione può e deve essere tarata sulle loro caratteristiche e necessità specifiche.

Cosa ci serve sapere?

Dobbiamo capire in primis come entrare in relazione col fruitore, quali sono le sue capacità comunicative in termini di comprensione e riproduzione del linguaggio: se utilizza ad esempio la LIS (la lingua dei segni italiana) o altri strumenti di facilitazione della comunicazione tramite supporti visivi o tecnologici, o se invece è in grado di comunicare correttamente, leggere e scrivere; che tipo di relazione ha instaurato con le figure di riferimento e coi compagni; se durante le attività che gli vengono proposte appare passivo, collaborativo o al contrario oppositivo.

A tal proposito si può richiedere di visionare il Piano Educativo Individualizzato (PEI) per sapere quali competenze ha già acquisito e su quali invece si sta lavorando in modo da inserirsi nel suo programma educativo e poter lavorare in maniera sinergica. Questo aspetto è importante per il raggiungimento degli obiettivi concordati e per il consolidamento delle competenze raggiunte anche in un contesto nuovo come quello della seduta, ed è altresì utile al Referente di Intervento al fine di non fare richieste eccessive o non idonee che potrebbero causare frustrazione nel fruitore o peggio sfociare in comportamenti problematici.
In più, occorre sapere le attività che il soggetto predilige e quali non gradisce (ad esempio, se risultino gradite le attività di manipolazione o se, al contrario, il fatto di sporcarsi le mani lo infastidisca), il modo in cui solitamente tali attività gli vengono proposte e come viene premiato al termine delle sessioni di lavoro.

Quest’ultimo è un altro aspetto fondamentale da conoscere prima dell’inizio del progetto, perché in alcuni casi vengono utilizzati rinforzi alimentari o attività dinamiche considerate rinforzanti, come il potersi muovere liberamente nella stanza, saltellare o palleggiare una palla, tutte cose che potrebbero mettere in difficoltà gli autocontrolli del cane, preoccuparlo o deconcentrarlo eccessivamente.
In base all’orientamento del fruitore verso l’animale, i suoi referenti potrebbero doverlo premiare più volte durante la seduta, per cui sarà attentamente valutato come gestire quel momento e si terrà in considerazione il tipo di rinforzo usato al momento della scelta del cane da coinvolgere nel progetto.

In altre situazioni invece, l’orientamento all’animale è talmente alto che l’attività risulta gradita al fruitore e rinforzante in sé e per sé.

Rispetto alle criticità funzionali è bene informarsi sui tempi di concentrazione del fruitore (durante la seduta potrebbe essere necessario prevedere delle pause), sulla sua flessibilità al cambiamento e sulle sue possibili reazioni davanti ad eventuali imprevisti in modo da prepararlo, se necessario, a cosa accadrà nel corso della presente seduta e/o nella successiva.

Un altro fattore di criticità può essere rappresentato da reazioni anomale agli stimoli sensoriali, soprattutto per quanto riguarda i canali olfattivo, uditivo e tattile. È bene tenerlo in considerazione ad esempio nella scelta del bocconcino da dare al cane perché, oltre al rischio che il fruitore lo porti alla bocca, c’è la possibilità concreta che si rifiuti di toccarlo se ha un odore non necessariamente forte ma insolito. Anche l’ipersensibilità uditiva può rappresentare una limitazione nella presentazione ad esempio, di problem solving rumorosi.

Un altro capitolo importante riguarda la possibile presenza di comportamenti autolesionistici o aggressivi intra o interspecifici. Va approfondito bene in termini di analisi funzionale e valutazione degli antecedenti.
Per la sicurezza dell’animale coinvolto nel progetto è fondamentale conoscere quali siano le cause scatenanti che possono portare a tali comportamenti (rumori, richieste eccessive, etc.) e se i referenti del fruitore siano in grado di riconoscerne i primi micro-segnali e gestire di conseguenza la situazione.
Qualora tali crisi non fossero prevedibili o arginabili, sarà compito dell’équipe valutare la concreta fattibilità del progetto al fine di assicurare la giusta tutela dell’animale coinvolto che, per quanto preparato possa essere, non deve mai essere messo in situazioni di potenziale pericolo.

È necessario pertanto saper dire di no qualora non sussistano i requisiti necessari a garantire buoni livelli di sicurezza per operatori e cane, proponendo ad esempio di posticipare l’intervento di alcuni mesi o di attendere fino a quando, grazie al lavoro svolto dai referenti del fruitore, sarà possibile coinvolgerlo senza rischi.

In conclusione, credo che la chiave per la buona riuscita di un progetto sia sempre la conoscenza, quanto più approfondita possibile, del fruitore al quale esso è destinato, qualunque sia la sua patologia o la sua difficoltà, unita alla nostra capacità di entrare in sintonia con lui e saperci muovere secondo le sue coordinate emotive e funzionali.

“““alice””L’autrice
Alice Cremonini
Educatrice Sociale specializzata in tecniche cognitivo comportamentali applicate all’autismo.
Educatore cinofilo SIUA e tecnico mobility.
Operatore di Zooantropologia Assistenziale.
Coadiutore del cane (coppia certificata SIUA).
Coadiutore del gatto e del coniglio.
Tutor e docente SIUA.