Provo spesso a immaginare la scuola ideale. E penso che debba essere un luogo dove la cultura si possa fondere, le discipline farsi fluide e senza confini, la distinzione tra sapere umanistico e scientifico restare solo un ricordo.

Per questo cerco di trovare sempre le aree di sovrapposizione tra l’arte e le altre discipline. Ed è una ricerca davvero facile dato che il linguaggio visivo presenta connessioni con qualsiasi altra materia.

Con la biologia, ad esempio, c’è un legame profondo ed antico. Lo studio del mondo animale e vegetale è sempre stato strettamente legato alla rappresentazione grafica delle specie analizzate.

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Anche quando la raffigurazione di piante e animali non era finalizzata alla loro analisi scientifica o ad intenti classificatori l’uomo ha cercato di farne una rappresentazione oggettiva, cogliendone le proporzioni, le caratteristiche cromatiche ed anatomiche.

E forse non è un caso che le prime pitture preistoriche realizzate sulle pareti delle caverne riguardino proprio gli animali: ad essi era legata la sopravvivenza stessa dei nostri progenitori!

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Successivamente, nelle pitture parietali egizie appaiono volatili e pesci di tantissime specie rappresentati in maniera molto più verosimile della figura umana. Sembra esserci stata una precisa volontà di indagarne le differenze e le peculiarità.

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Questo interesse per gli animali, tuttavia, non era legato ad una passione per la zoologia quanto all’assimilazione degli animali a specifiche divinità.

Per i Romani, invece, gli animali erano soprattutto prede e trofei di caccia. Nei mosaici pavimentali sparsi nei territori dell’Impero Romano è presente una quantità di animali sorprendente, riprodotti in modo piuttosto fedele e con intenti quasi didascalici.

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L’interesse per il mondo animale e vegetale non scema neanche nel Medioevo, periodo tradizionalmente considerato, a torto, refrattario all’osservazione scientifica del mondo reale a favore di un’impostazione teocentrica della cultura.

Grazie al lavoro certosino di miniatori e monaci esperti di erbe mediche sono giunte fino a noi testimonianze preziose della rappresentazione del mondo naturale. Gli erbari medievali (tradizione inaugurata, in realtà, in età classica) non sono altro che meticolose classificazioni, con tanto di illustrazioni e descrizioni, di tutte le piante utilizzabili a scopo curativo.

Il più antico manoscritto illustrato è il cosiddetto Dioscoride viennese, codice miniato dell’inizio del VI sec. d.C., che raccoglie una straordinaria collezione di conoscenze botaniche e zoologiche riferite a Pedanio Dioscoride, medico e farmacologo vissuto all’epoca di Nerone. Eccone alcune pagine.

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La versione faunistica dell’erbario è il bestiario medievale.

Come nel caso dell’erbario, in cui la scelta delle piante era legata alla loro utilità medica, gli animali del bestiario erano rappresentati in funzione “didattica”: dovevano , cioè, insegnare all’uomo a distinguere tra vizi e virtù simboleggiati dagli animali.

Per questo motivo si tratta spesso di creature fantastiche, chimere impossibili nate dalle credenze popolari e visualizzate in maniera vivida ed efficace. La verosimiglianza è scarsa ma, d’altra parte, non era necessaria come per le piante che dovevano essere riconosciute in base ai disegni.

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Con il Rinascimento, naturalmente, cambia tutto: l’approccio razionale e scientifico impresso alla cultura dagli intellettuali del Quattrocento porterà ad rappresentazione di flora e fauna dal taglio squisitamente scientifico.

I celebri disegni di Leonardo, sebbene siano spesso concepiti come studi preparatori per i dipinti o per la creazione delle più svariate macchine, mostrano un interesse oggettivo verso le forme della natura e la volontà di carpirne le linee, i meccanismi e le caratteristiche organiche.

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Ma meglio di Leonardo, dal punto di vista del disegno naturalistico, farà Albrecht Dürer. Le sue illustrazioni, essendo complete della parte cromatica, appaiono come delle vere e proprie fotografie di piante e animali.

Anzi, sono meglio di una foto perché il soggetto è raffigurato anche parzialmente o da più punti di vista, quindi con una scelta compositiva che è già da scienziato. Ecco alcuni esempi dei suoi innumerevoli lavori sugli animali…

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… e sulle piante.

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Non si tratta di nature morte. Non c’è nulla di allegorico in questi acquerelli: sono veri e propri studi naturalistici alla ricerca della bellezza nascosta nel vero. E tuttavia Dürer affermava «Cosa però sia la bellezza, io non lo so».

Intanto si era aperta l’epoca dei grandi viaggi alla scoperta del Nuovo Mondo nei quali furono coinvolti i primi naturalisti. Nella Toscana dei Medici sorgono i primi orti botanici mentre il naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi redige una smisurata storia naturale illustrata.

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Ma il Cinquecento è anche l’età del bizzarro e dell’anormale. Fioriscono così i gabinetti delle curiosità o Wunderkammer, stanze o armadi nei quali vengono raccolti ed esposti i frutti, le piante e gli animali più strani.

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La rappresentazione naturalistica di età manierista si orienta, dunque, verso l’eccentrico e il fantasioso. Flora e fauna si trasformano nei celebri ritratti di Arcimboldo.

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Il gusto per il collezionismo e il bizzarro è evidente ancora nel Seicento quando il granduca Cosimo III de’ Medici inviava all’artista fiorentino Bartolomeo del Bimbo qualsiasi nuovo frutto giungesse sulla sua tavola per poterne conservare almeno la memoria attraverso dipinti che hanno per soggetto zucche, meloni e verdure poste all’interno di vasti paesaggi.

Si tratta di varietà che gli studiosi contemporanei hanno osservato con cura ed individuato in maniera scientifica, scoprendo che alcune cultivar sono intanto sparite dalle nostre tavole.

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Nel passaggio al Settecento illuminista l’illustrazione naturalistica fa un salto di qualità. È l’epoca in cui Linneo, con il suo Systema Naturae, classifica in modo razionale tutti gli esseri viventi fino ad allora conosciuti.

Anche le rappresentazioni di flora e fauna appaiono come tassonomie illustrate grazie all’accostamento, nella stessa immagine, delle differenti specie individuate.

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L’Ottocento è il secolo di Charles Darwin e della sua Origine delle specie, teoria che supera quella fissista di Linneo, secondo il quale le specie erano immutabili, e capace di dare nuovo vigore ai viaggi di scoperta di specie sconosciute e al desiderio quasi ossessivo di catalogare visivamente tutto il mondo naturale.

L’illustratore inglese John James Audubon è arrivato a rappresentare l’intera avifauna americana a grandezza naturale nel suo ciclopico “Birds of America“.

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Intanto in Giappone Katsushika Hokusai (quello della grande onda) realizzava centinaia di stampe di piante e uccelli. Ma da buon orientale il suo interesse era più vicino alla sfera spirituale che a quella scientifico-razionale.

Egli infatti scrisse: “Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant’anni che pubblico disegni; tra quel che ho raffigurato non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré anni ho a malapena intuito l’essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria…”.

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Mentre l’illustrazione naturalistica diventava sempre più specialistica gli artisti europei continuavano ad interessarsi alle forme della natura da un punto di vista prettamente artistico.

Troviamo così pittori come John Ruskin o Vincent Van Gogh dedicarsi ad animali insoliti ma complessi come il granchio.

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Verso la fine dell’Ottocento alcuni illustratori riescono a produrre splendide tavole con uno spiccato gusto per la simmetria e il piacere delle forme naturali.

Uno di questi è il famoso Ernst Haeckel, autore di “Forme artistiche della natura“, libro di cui ho già parlato a proposito della simmetria radiale.

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Intanto si fa strada la fotografia e si intuisce subito come possa essere estremamente utile per la rappresentazione fedele degli organismi naturali.

Anche in questo caso persino un pioniere della foto naturalistica come Karl Blossfeldt non potrà fare a meno di immortalare i suoi soggetti cogliendone l’armonia delle forme e l’intrinseca bellezza.

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Ma negli stessi anni c’è ancora chi disegna i fiori con matita e chiaroscuro quasi alla maniera di Leonardo. Ed è un artista davvero insospettabile!

Mi credereste se vi dicessi che queste illustrazioni sono di Mondrian? Sì, proprio quel Mondrian dei quadri geometrici fatti da strisce nere incrociate.

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Insomma, quello dei disegno naturalistico resta da secoli un campo interdisciplinare: tra l’arte e la scienza, tra la ricerca estetica e l’analisi biologica.

Un campo nel quale il disegno sembrerebbe aver definitivamente perso il suo ruolo di pilastro a favore della fotografia.

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Eppure in rete si trovano una quantità sterminata di illustratori e corsi di disegno naturalistico: evidentemente la rappresentazione manuale ha ancora qualcosa da dire in questo campo!

Ed è un settore che dovrebbe entrare prepotentemente anche a scuola. D’altra parte cosa c’è di meglio per conoscere qualcosa se non disegnarla?