Questo articolo nasce dalla necessità di mettere chiarezza sulla differenza fra cani da guardia e cani da difesa nelle loro particolarità di motivazioni, vocazioni e attitudini, descrivendone le origini e caratteristiche.
Spesso i proprietari medi usano come sinonimi le parole “guardia” e “difesa” che appartengono a due mondi completamente diversi snaturando la vera selezione di ciascun cane e così vediamo cani come i Rottweiler tenuti giorno e notte in giardino a guardia della casa perennemente isolati dal loro branco famigliare.

La specie cane è stata fin dalle origini quella più propensa alla collaborazione nel lavoro con l’uomo. La visione antropocentrica del domesticamento del cane non tiene conto dell’evoluzione che ha avuto l’umano stesso nella sua vicinanza con l’alterità animale. Si vuole vedere solo una comunicazione unilaterale senza tenere conto che nei dialoghi sono sempre due entità a parlare e mai una sola e c’è sempre uno scambio. Ritengo dunque vero che l’uomo ha addomesticato il cane 15 mila anni fa, ma è altrettanto vero che il cane ha plasmato l’uomo.

Detto questo nella selezione della razza è innegabile che ci siano state scelte attitudinali controllate sui riproduttori fatte dall’uomo, atte ad una buona resa sul lavoro. È utile per fare una differenza fra cani da guardia e cani da difesa analizzare le caratteristiche di due gruppi rappresentativi che racchiudono all’interno sottogruppi e razze che determinano la selezione per l’una o l’altra mansione: i cani da pastore e i molossi.

Vediamo dunque nel gruppo rappresentativo dei cani da pastore tre sottogruppi, due dei quali interessanti da analizzare per il nostro articolo: i guardiani degli armenti, i conduttori del bestiame e i guardiani dell’uomo.
Per poter capire, in base alla selezione e alle caratteristiche, la differenza fra cani da guardia e da difesa dovremmo avere chiaro il concetto di motivazione, vocazione, attitudine, equilibrio motivazionale e appagamento, sarà mia premura dunque riassumervi il senso di questi concetti qui di seguito.

Le motivazioni sono tendenze innate, orientamenti, interessi che spingono il cane a mettere in atto determinati comportamenti, per semplificare molto possiamo dire che siano i target che il cane ricerca nel mondo, per i quali è disposto a spendere di più, ciò in cui è più bravo e che lo attiva maggiormente. Sono 18 e sono presenti tutte in tutti i cani, ma ciascuna in quantità più o meno elevata a seconda del soggetto e della razza di appartenenza.
L’obbiettivo di ciascun proprietario è far sì che il proprio cane abbia un equilibrio motivazionale. Se il cane ha possibilità di esprimere le sue motivazioni prevalenti prova appagamento e gratificazione, se viene inibito nelle sue motivazioni più forti subirà una frustrazione motivazionale, se ciò che fa è inerente solo alla sua motivazione più forte vi sarà una deriva motivazionale. L’equilibrio avviene quando, senza inibizioni né eccessi, ma disciplinando in un set con delle regole, un inizio e una fine, il soggetto ha la possibilità di esprimere una motivazione forte lavorando anche per incentivare quelle controlaterali.

Le 18 motivazioni sono le seguenti:
1. Predatoria: volgersi verso piccoli oggetti in movimento, inseguirli e raggiungerli
2. Territoriale: difendere un territorio o un ambiente circoscritto
3. Protettiva: difendere un membro del gruppo affiliato o un cucciolo
4. Perlustrativa: esplorare un ambiente e crearsi una mappa mentale di esso
5. Esplorativa: analizzare un oggetto nei dettagli
6. Epimeletica: aiutare e accudire un compagno, “fare qualcosa per qualcun altro”
7. Et-epimeletica: chiedere aiuto o lasciarsi accudire da qualcuno
8. Competitiva: confrontarsi con un compagno, gareggiare contro di lui per una risorsa
9. Di ricerca: cercare oggetti nascosti
10. Di corteggiamento: attrarre un partner sessuale e accoppiarsi
11. Cinestesica: fare movimento, correre, saltare
12. Somestesica: provare appagamento nell’esplorazione del proprio corpo
13. Collaborativa: fare attività con il partner, concertarsi in attività di gruppo
14. Possessiva: mantenere il possesso di un oggetto
15. Comunicativa: esprimere il proprio stato posizionale, comunicare qualcosa ad un simile
16. Affiliativa: far parte di un gruppo ristretto dove ognuno ha un ruolo
17. Sillegica: raccogliere oggetti per portarli in tana o in un nascondiglio
18. Sociale: tendenza a ricercare l’incontro e a relazionarsi con altri cani

Le vocazioni sono ciò a cui è interessato il soggetto, gli ambiti in cui tende a giocare e sono frutto della combinazione di diverse motivazioni.
Le attitudini sono gli elementi di cui dispone ciascun soggetto per esprimere la propria vocazione.

Pastore del caucaso, foto ©ros-rp.wikia.com

I cani pastori guardiani degli armenti (a cui appartengono, tra gli altri, le razze: Maremmano, Abruzzese, Asia Centrale, Caucaso) fin dalla quarta settimana di vita avevano il compito di stare a contatto con il gregge, senza contatti con umani o altre specie, e difenderlo da eventuali intrusi o predatori. All’arrivo di estranei minacciano avanzando, scattando in avanti ed eventualmente attaccando. I cani appartenenti a questo gruppo hanno per questo una forte motivazione territoriale e un assetto diffidente. Essi hanno una grande vocazione a difendere il territorio, autonomia decisionale e una bassa vocazione a collaborare con il conduttore.

Pastore tedesco, foto ©iStock

Il Pastore Tedesco, ai giorni nostri cane da guardia chiuso in giardino giorno e notte per antonomasia, ha sempre affrontato un doppio lavoro di guardiano e conduttore delle greggi. Esso ha un’alta motivazione territoriale, protettiva e affiliativa (collabora volentieri con l’uomo a differenza dei guardiani degli armenti, vista la sua duplice natura anche da conduttore) e risulta un ottimo guardiano delle proprietà private in quando ha una forte vocazione a difendere i confini tenendo lontani eventuali intrusi. Proprio per questo motivo, se un pastore tedesco, come altre razze appartenenti a questo sottogruppo, passa la vita a guardia di un giardino senza che mai gli vengano proposte altre attività che possano aprire cornici verso motivazioni controlaterali a quella territoriale potremmo far fronte ad una deriva motivazionale che porterà il soggetto ad attuare comportamenti di allontanamento verso chiunque voglia entrare nella proprietà che strenuamente e incessantemente il cane difende, anche se vi è consenso all’entrata dell’estraneo da parte del proprietario del cane e anche, a volte, verso il proprietario stesso.

Nel caso di un maremmano con una deriva motivazionale, a differenza della difficoltà ad entrare nella proprietà anche su consenso del proprietario se ci troviamo di fronte ad un pastore tedesco, potremmo avere qualche difficoltà ad uscirne (il suo compito era di controllare il gregge, se un componente che ormai fa parte del gruppo affiliativo vuole allontanarsi, lui si oppone).

Dobermann, foto©dogwallpapers.net

Parliamo ora dei Cani guardiani dell’uomo, in questo gruppo troviamo, tra gli altri, Lo Schnauzer, il Dobermann e il Pinscher. Essi erano cani da caccia selezionati per eliminare i topi dai granai e dalle scuderie, diventati con il tempo cani da difesa. La base di partenza del Dobermann è stata il Pinscher (che ha origini preistoriche), ed è stato selezionato con caratteristiche di coraggio, tempra e amore incondizionato verso il conduttore che difende strenuamente e a cui si lega con un rapporto viscerale. I cani guardiani dell’uomo hanno alta motivazione protettiva, affiliativa e territoriale ed, esclusi alcuni Dobermann insicuri, hanno tendenzialmente assetto emozionale sicuro. La loro vocazione è quella di difendere e segnalare gli intrusi.

Rottweiler, foto ©Centro Cinofilo Yagolandia

Nel gruppo dei Molossi, tra gli altri, abbiamo il Rottweiler, il Dogo Argentino, il Cane Corso, il Mastino Napoletano, il Dogue de Bordeaux, il Bullmastiff, il Boxer, il Fila Brasileiro. Il loro compito originariamente era di combattere in guerra contro i nemici appiedati e i loro cavalli, oltre che in spettacoli circensi contro le fiere. Venivano anche utilizzati in caccia di grossa selvaggina. I cani appartenenti a questo gruppo hanno alta motivazione protettiva, territoriale, affiliativa. Erroneamente vengono spesso indicati in questo gruppo anche i Pit Bull e Amstaff che sono Terrier di tipo Bull e non Molossi. Il Rottweiler ha un atteggiamento molto protettivo nei confronti degli affiliati del suo gruppo e prova appagamento nel condividere la sua vita affianco dei membri del suo branco.

Per ciascuno dei gruppi o razze indicate nell’articolo, è importante valutare quali siano le attitudini e le motivazioni prevalenti, creare un equilibrio, per non creare una deriva motivazionale nel soggetto e incorrere in problematiche comportamentali.

Immagine di copertina: Dobermann, foto canstockphoto.se / Rottweiler, foto Wikimedia Commons

“stephaniaL’autrice
Stephania Giacobone
Nasce nel 1987 a Ginevra. Passa i primi anni della sua vita a Courmayeur, Valle d’Aosta con i suoi primi due cani: Holly, un barboncino e Maurice, un boxer. Dopo gli studi universitari umanistici e teatrali a Torino e un master biennale di scrittura alla Scuola Holden, torna a vivere in Valle d’Aosta, con il suo cane, un Amstaff di nome Yannick. Inizia a collaborare a tempo pieno con Laurent Pellu nel loro Centro Cinofilo Yagolandia dal settembre 2014. Frequenta il Corso per Operatori di Zooantropologia Didattica SIUA. A febbraio 2017 entra a far parte della sua vita il suo secondo cane, Maya, una meticcia mix Amstaff/Cane Corso. Conclude il Corso Educatori Cinofili SIUA nel novembre 2016 e un anno dopo inizia il Corso Istruttori Cinofili SIUA. Quotidianamente divide il tempo fra le sue due passioni/lavori: la cinofilia e la scrittura.