Entriamo nel personaggio: siamo in strada, stiamo andando al parco con Fido. Guinzaglio lasco, Fido si allontana e si avvicina interessandosi a ciò che lo circonda. Ad un certo punto, eccolo… di fronte c’è un altro cane. Tra i due è giunto il momento di conoscersi.

È ovvio che ogni cane ha una socializzazione diversa, ha un modo di approcciarsi diverso, ha un modo di vivere la situazione che è lo specchio delle sue esperienze vissute. Guardo il mio Fido e lo vedo attento ma rilassato (non fosse così, cambierei direzione ed eviterei una conoscenza che non sia positiva); guardo l’altro cane e capisco, dalla sua mimica e dalla sua postura, che anche per lui un eventuale incontro è accettato. Faccio un cenno con la testa e lo invito ad avvicinarsi, stando ad una sufficiente distanza per evitare fraintendimenti e dargli sufficiente autonomia, se posso sgancio o lascio per terra il guinzaglio o comunque sto molto attento a non metterlo in tensione altrimenti potrei suscitare in Fido una reazione inopportuna e mi godo l’interazione. La coreografia è più o meno sempre la stessa, i due cani curvano avvicinandosi, abbassando leggermente la testa. Si scrutano per tutta la loro lunghezza girandosi intorno più volte e si annusano il posteriore.
Abbiamo visto questa immagine centinaia di volte ma, poiché mi è stato insegnato che non devo mai fermarmi alle apparenze quando osservo un cane, continuo ogni volta a chiedermi perché.

La risposta sta nella conoscenza della comunicazione. Quando un cane osserva o si avvicina ad un altro, tiene in considerazione tante cose tra cui la mimica facciale (orecchie, muso, labbra, occhi fronte) e la postura (indietro o in avanti) e tuttavia non riesce a interpretare bene le intenzioni se non guardando l’altro individuo lateralmente. Girandogli attorno, infatti, può guardarne l’orripilazione del pelo lungo la schiena, la coda, la rigidità del corpo fino ad arrivare ad annusare le ghiandole perianali, la zona delle vie urinarie e, se femmina, le mammelle: tutte parti del corpo che rilasciano feromoni e che i cani, tramite un apposito organo, traducono in informazioni utili a capire lo stato d’animo dell’altro.
Ovviamente sono importanti anche la distanza, la velocità e la traiettoria di avvicinamento tra i due, indizi che, insieme agli altri, aiutano nella comprensione delle intenzioni.

E quando un cane incontra un uomo? Be’, qui le cose si complicano. I cani osservano la totalità del corpo dell’uomo senza bisogno di girarci intorno e notano anche i più impercettibili indizi. Utilizzando la comunicazione non verbale molto meglio di noi, scrutano in un batter d’occhio ogni minimo dettaglio per capire che intenzioni ha la persona che stanno incontrando. Il problema principale è che la comunicazione tra uomini è completamente diversa rispetto a quella tra cani quindi i fraintendimenti sono facilissimi. Basti pensare al sorriso, che può essere interpretato come mostrare i denti, al portare la mano sulla testa per accarezzarlo, che può essere interpretato come invasione del proprio spazio, al correre incontro in maniera frontale, ma anche spostarsi in avanti può essere difficoltoso come avvicinarsi con un cappuccio o con gli occhiali da sole, che non consentono di decifrare la mimica facciale.

Per questi e per molti altri motivi avvicinarsi ad un cane che non conosciamo comporta una alta probabilità di fraintendimento. Fortunatamente molti cani, grazie all’evoluzione, all’esperienza acquisita ed alla corretta socializzazione, discriminano perfettamente i comportamenti che possono creare fraintendimenti, ma che sono assolutamente amichevoli, da quelli che realmente indicano un pericolo. Quindi, quando incontriamo un cane, ponderiamo bene i nostri movimenti in modo da evitare equivoci e creare, in entrambi, un bel ricordo dell’altro.

Immagine di copertina: dorcimetal.deviantart.com

“luca”L’autore
Luca Nigro
Nato e cresciuto in Puglia con la passione per gli animali. Diventa educatore cinofilo SIUA con lo scopo di approfondire le sue conoscenze.