Ogni specie ha sviluppato, nel corso della sua evoluzione, un certo tipo di comunicazione. La comunicazione non è universale ed ogni specie ha sfruttato ciò che aveva ed ha a disposizione per temprarla e renderla quanto più possibile efficace. La corretta comunicazione intraspecifica gioca un ruolo fondamentale anche per la sopravvivenza della specie: quando dei predatori cacciano in branco, la perfetta sincronizzazione della loro azione è dovuta ad una corretta comunicazione; quando si avverte un pericolo solo una corretta comunicazione salva gli affiliati da una probabile cattura. In effetti i processi mentali (neurologici e psicologici) legati alla sopravvivenza sono gli stessi della comunicazione.

Oggi, però, i branchi sono sempre più interspecici e (tralasciando le corrette procedure per costruire una appagante esperienza comunicativa) capita sempre più spesso di confondere la comunicazione con l’informazione.

Comunicare significa trasmettere un messaggio, un’informazione, un contenuto e il suo obiettivo è che il mittente abbia innanzitutto uno scopo che lo spinga a farlo, che il messaggio sia in un certo qual modo utile ad entrambe le parti e che il metodo di codifica sia condiviso con il ricevente, il che porta ad essere capiti esattamente per quello che si vuole trasmettere. Riassumendo, c’è un mittente che invia un messaggio ed un ricevente che lo decodifica e, in base alla sua interpretazione, produce una risposta (o reazione) che il mittente potrebbe confermare o riformare. Nella comunicazione c’è, quindi, interazione, e diventa tanto più produttiva quanto più solido e pulito è il patto comunicativo tra i due.

Informare, invece, ha un mittente che invia un messaggio ma senza la preoccupazione di come questo verrà codificato o interpretato. Nell’informare il ricevente non ha ruolo e produrrà una risposta che potrebbe anche essere completamente diversa rispetto alla reale intenzione del mittente. Nell’informare non c’è interazione, non c’è relazione, non c’è crescita o interesse. Ed è così, purtroppo, che è nato il “dialogo” tra l’uomo e il mondo animale.

Fortunatamente oggi l’etologia e la zooantropologia sfatano credenze e detti che hanno per anni condizionato la relazione interspecifica. Uno dei tanti è il famoso “All’uomo la ragione ed il linguaggio, agli animali l’istinto e l’espressione immediata delle emozioni”, espressione confutata in toto. Oggi purtroppo l’uomo, anche nella comunicazione intraspecifica è abituato ad un mondo di informazione senza dialogo e possibilità di espressione, senza diritto di replica e privato del sano confronto con il suo interlocutore. Questo metodo malsano si riflette nel modo di interagire con il mondo, animali compresi, senza riflettere su quanto sia appagante comunicare anziché semplicemente informare.

Immagine di copertina: Getty Images

“luca”L’autore
Luca Nigro
Nato e cresciuto in Puglia con la passione per gli animali. Diventa educatore cinofilo SIUA con lo scopo di approfondire le sue conoscenze.