Un educatore o un istruttore cinofilo può aiutare davvero un nucleo in difficoltà che chieda un supporto. Il suo contributo dovrà andare nella direzione di un compromesso tra le aspettative di chi chiede l’intervento e le possibilità effettive di cambiamento.

Questa riflessione nasce a seguito di esperienze, non solo cinofile, per cui viene sottovalutata la soggettività, la diversità nella crescita di un soggetto e/o nella sua riabilitazione. La differenza e le diversità che rendono un soggetto unico sono complicate o impossibili da vedere se ci poniamo nel mondo della relazione guardando in uno specchio. Per spiegare la manifestazione, siamo spesso alla ricerca di scappatoie e spiegazioni semplicistiche o di comodo: “abbiamo sempre fatto così”, “ci hanno detto di fare così”, “non possiamo fare in modo differente”, e così via.

Una zampa rotta, una ferita aperta, sono esteriormente evidenti, è facile capire come curarle, facile ascoltare le prescrizioni mediche e, a volte, semplice arrivare ad un recupero totale. Altre somatizzazioni invece sono difficili da comprendere. Tendiamo a pensare in modo schematico e a lavorare sul problema senza appurare quale sia la causa vera, come per esempio dei comportamenti poco integrativi. Allora proviamo a somministrare integratori, diete, lozioni e altri prodotti che a volte riescono persino a zittire il sintomo ma non agire sulla causa.

La differenza tra un malessere fisico e un disagio però non è sempre così semplice da comprendere e il confine è talmente labile che spesso si cade in errore. L’espressione di un disagio prende diverse forme, dalle somatizzazioni ai problemi comportamentali mentre le cause possono essere le più svariate, da una privazione o deprivazione sensoriale, che lascia il soggetto in balia di motivazioni ed emozioni senza la possibilità di controllarne il volume, ad una vastità di problematiche relazionali che vanno dalla snaturalizzazione del cane alla richiesta di un ruolo che sostituisca o che compensi i nostri vuoti. Quando ci confrontiamo con il disagio abbiamo il dovere di riconoscere ed accettare. Solo successivamente possiamo pensare a come dare una dimensione al problema e sfruttarlo per cambiare.

Le cause

Le cause del disagio a volte sono così palesi che chiunque abbia un po’ di esperienza capisce perfettamente da dove arrivi il problema, questo però succede in minima parte poiché la sintomatologia o l’espressione comportamentale diventano prevalenti tanto da far sottovalutare tutte le altre comunicazioni.

Una volta rilevate le cause del problema è assolutamente opportuno capire come, se, quando comunicare con i referenti. Il contenuto, i modi e i tempi sono da valutare in base al soggetto, dovremo davvero capire con chi ci stiamo relazionando .

La comprensione

Il ruolo di un educatore/istruttore cinofilo prevede un lavoro profondo per capire il punto di vista di ogni singolo soggetto, riuscire a vivere le sensazioni di ogni membro del nucleo, capirne le motivazioni, accettare i moti aggressivi, comprenderne la difficoltà. Solo in questo modo possiamo cominciare un vero e proprio lavoro che possa avere uno scopo, solo accettando la visione di ogni singolo soggetto possiamo trovare un punto di incontro, il compromesso.

Valutare il punto di vista di un proprietario non è sempre così facile. Troppe volte giudichiamo senza riuscire a metterci veramente nei panni di chi si trova immerso in un problema. Di chi si sente chiuso in una gabbia e non conosce uscita. Di chi si sente costretto in una scatola che si stringe sempre di più.

Non credo esista una sospensione del giudizio, non propongo la solita demagogica minestra rimestata dell’astensione, credo fermamente che il nostro giudizio debba entrare nel sistema, credo debba essere parte attiva nei problemi e nelle risorse.
Il disagio ci mette sempre a nudo, ci espone in prima persona ad emozioni, ci rievoca problemi e sensazioni che ci sono già appartenute. Questo ci porta ad essere, nel tentativo di astensione, neganti di quello che vediamo ci muove dentro.
La nostra adesione emotiva ad uno o all’altro membro del nucleo ci muove verso una soluzione semplicistica, ci porta a screditare, dare la colpa o giustificare l’una o l’altra parte senza permetterci di dare contributi.
Credo sia fondamentale avere una buona consapevolezza di quanto ci succeda e trovare delle strategie personali che possano darci strumenti per gestire il giudizio ed utilizzarlo per comprendere al meglio la situazione.
E’ altrettanto fondamentale riconoscere i propri limiti, sia in termini di competenza che in termini di accettazione e valutare sempre se farsi aiutare da colleghi o “inviare” ad altri.
Avere un confronto e opinioni differenti può portare ad un dibattito costruttivo che sicuramente porterà le rilevazioni ad avvicinarsi alla realtà più oggettiva.

La sincerità, onestà professionale

Possiamo davvero essere d’aiuto? È possibile trovare un compromesso che possa soddisfare tutti? Chi è il professionista più adatto? È opportuno farci coadiuvare da un collega? Con le risorse che abbiamo, possiamo affrontare un percorso difficile?
Sono alcune delle mille domande a cui dobbiamo dare risposte.
Spesso ci sono più vie per affrontare un problema, scegliere in base a tutta la valutazione e condividere la nostra valutazione è fondamentale affinché si possa avviare un percorso.

Per poter realizzare il lavoro è necessario comunque rendere edotto il nucleo sulle concrete possibilità di lavoro, l’impegno che questo prevede e l’obiettivo raggiungibile, il compromesso.
È essenziale essere onesti, anche quando sappiamo che il nostro lavoro può non essere solutivo.

La soluzione, una delle soluzioni?

Spesso la soluzione del problema sta nel problema stesso, riuscire a cambiare il punto di vista e provare a vedere nel problema una qualità da accettare, qualcosa su cui lavorare, una caratteristica da disciplinare, una dote a cui dare espressione nel corretto ambito.
Questa fase prevede lo scontrasi con i limiti, conoscerli, utilizzarli, rendersi conto che tutti nel sistema siamo soggetti e abbiamo risorse limitate.

Dovremmo cercare di liberare risorse mentali impegnate nel circolo vizioso che culmina nel disagio, per avere a disposizione queste “energie” per costruire qualcosa di nuovo, qualcosa di buono, qualcosa di condiviso, qualcosa che unisca, che migliori, ben diverso dal poter arrivare alla perfezione, molto più vicino a quella che chiamerei relazione, che non prescinde dal riconoscere ed accettare l’altro per ciò che è.
Avere la capacità di portare alla luce la sensazione di ogni singolo membro, spiegare il punto di vista di chi non comunica con le parole, mostrare i punti di forza, le fragilità, avere la delicatezza nel farlo nel momento giusto. Farsi capire, aiutarsi a capire, comunicare veramente, trovare degli obiettivi comuni.

Questa è vita, questa è crescita, questo è cambiamento. Non è solo un lavoro.

Immagine di copertina: pets4homes

“francesco”L’autore
Francesco Spreafico
Educatore e Istruttore Cinofilo SIUA
Tutor e docente presso i corsi SIUA