Guardare il mondo con occhi altrui è, inevitabilmente, cosa assai difficile; dico guardare perché parlo da animale umano, il cui primo canale di percezione, al di là di situazioni particolari, è senz’altro la vista.

Se provassimo a sostituire il termine guardare con quello di percepire e se provassimo a percepire il mondo vestendo i panni di un’altra specie, di un gatto ad esempio, beh, vi assicuro che le difficoltà aumenterebbero.

Provate a pensare, ad esempio, cosa per voi, animali umani come me, rappresentino le parole sentirsi al sicuro.

Pensate a quanto il mercato ci offra per raggiungere il nostro obiettivo sicurezza, pensate a quali preoccupazioni destino in un genitore le uscite notturne di figli adolescenti e non, a quante paure riesca a tirar fuori un bambino che inizia a muoversi, arrampicarsi e, inevitabilmente, cadere.
Pensate ai portoni blindati, alle “tre o quattro mandate” prima di andare a dormire, al senso di smarrimento che proviamo quando improvvisamente va via la luce e ci ritroviamo in quello che per noi è, fondamentalmente, buio pesto.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito: “mi raccomando restate in gruppo”, “attenzione che a quell’ora non c’è nessuno in giro”, e via così.
Tutta questa preoccupazione per l’incolumità nostra, di chi ci è caro e per la tutela dei nostri beni viene riversata inevitabilmente anche su di lui, il nostro gatto di casa.

gatto in casa messoreAnche i più accorti dei proprietari infatti, anche i più attenti alle esigenze feline, i più rispettosi dell’equilibrio psicofisico del proprio micio, coloro che si dicono pronti e ben disposti a concedergli una vita in e outdoor, raggelano al pensiero che egli possa fare le ore piccole e trascorrere l’intera nottata fuori casa, in balia di ciò che per noi rappresenta il buio (visivo per lo più), ovvero pericolo, isolamento e difficoltà di orientamento.

Il gatto però è tutt’altro rispetto ai suoi coinquilini umani.

Il gatto è oggi innanzitutto ciò che la sua storia filogenetica ha “tirato fuori” per la sua stessa sopravvivenza.
È un predatore solitario ineccepibile, e non nel senso che riesca sempre a raggiungere la preda, sia chiaro (in fondo, non si pensi che una preda non abbia anch’essa avuto modo di sviluppare i più fini strumenti di sopravvivenza dai predatori), ma nella complessa armonia, dinamicità e prontezza di rilevazione dei suoi canali di percezione e nell’altrettanto straordinaria capacità di rispondere al minimo stimolo nel più breve tempo possibile.

gatto che guarda messoreA onor del vero però il gatto è sì un predatore solitario ma è anche prettamente crepuscolare e notturno, questa è la verità e bisognerebbe chiedersi il perché.
Sarà forse che nelle ore di transizione tra giorno e notte e nel buio più profondo, scevro da interferenze sensoriali umane, la natura abbia indicato al gatto le migliori possibilità di sopravvivenza come predatore ma in realtà anche come preda?
La percezione di sicurezza di un gatto è direttamente proporzionale alla prevedibilità ambientale, alla sua sempre auspicabile libertà di scegliere in un nano secondo la necessità e la via di fuga ideale, di non essere costretto ad incontri e interazioni casuali che certamente non vengono ben apprezzate da un animale che non ha mai avuto grandi guadagni dalla socialità, tanto da non sentirsi obbligati ad essa.

La notte per un gatto è, dunque, non solo più sicura (meno predatori animali e meccanici – vedi automobili -, più possibilità di nascondersi ad occhi indiscreti, maggiori possibilità di raggiungere l’ambita preda diminuendo nell’ambiente tanti degli ostacoli diurni, migliore accuratezza della sua percezione visiva, minori competitori, e così a proseguire) ma è anche semplicemente più vicina alla sua stessa biologia, alla sua mente.

E forse, la possibilità di poter usufruire di una intensa attività crepuscolare, notturna fino all’albeggiare non si sposerebbe meglio, al rientro nella propria dimora, con gli spazi comodi e rassicuranti, piuttosto che vedersi imposta una vita diurna trascorsa prevalentemente nell’inattività e nella fissità ambientale delle nostre case, durante le tante ore di assenza di noi proprietari indaffarati? Non renderebbe la vita di casa forse più tollerabile?
Non diminuirebbero così i risvegli forzati ai quali spesso il nostro amico ci costringe, poiché il suo corpo e la sua mente hanno deciso che è ora (spesso ore 04:00 o 05:00 a.m.) di rigiocare alla vita?

gatto vicino a libro messore

Il segreto io credo sia sempre e solo uno: lasciare quanto più possibile che il gatto possa scegliere, scegliere se e quando condurre una vita più vicina al suo lato domestico o ancora ancorata ai geni dei cugini selvatici.

I gatti hanno grandi capacità di adattamento e una abituazione fatta nel periodo evolutivo ideale potrebbe certamente portare i suoi ritmi biologici ad allinearsi ai nostri. Ma la domanda è: a favore di cosa? Per il benessere di chi?
In fondo il gatto ha la straordinaria capacità di sorprenderci continuamente e, se potesse scegliere e se lo valutasse conveniente, potrebbe egli stesso optare per continuare a dormire in nostra compagnia.

E a quel punto potremmo essere certi di aver accontentato tutti.

L’autrice
Maria Messore

Medico Veterinario Esperto in Comportamento
Consulente in Relazione felina
Referee in Zooantropologia Didattica e Pet Therapy
Docente Siua