Guardandosi intorno con occhio critico capita spesso di notare binomi estremamente allineati, centripetati, complici. Tra loro basta uno sguardo, un cenno o un impercettibile gesto affinché ci sia comprensione immediata.

Certo molti non utilizzeranno una perfetta comunicazione intraspecifica, costruiranno patti utili al raggiungimento di uno scopo (penso ai pastori vecchio stampo), altri useranno chiari segni per disciplinare una certa situazione (penso ai conduttori nelle gare di agility) altri invece basano tutto sulla costruzione di un legame, cercando di evitare aloni semantici o polisemie e dedicando impegno alla costruzione di patti semantici che gratifichino il ricevente, sicuri di comprendere la richiesta e il mittente, certi di essere stati chiaro nel darla.

Ed è a questo punto che entra in gioco una importante differenza nel modo in cui si vive il cane.
La domanda che ognuno di noi, elemento di un binomio o di un branco, dovrebbe farsi è: “ma con il mio cane (o con qualsiasi elemento del branco) ho un rapporto o una relazione?” Molti di voi, leggendo questa domanda, sono già corsi a prendere il vocabolario o a ricercare su internet le due parole per poi scoprire, con estrema delusione, che sono sinonimi, che hanno valenze diverse ma indicano la stessa cosa in ambiti come il diritto o addirittura la psicologia.

Ma voi sapete che non è così, quindi la ricerca continua scoprendo che anche nella precisa ed algida matematica la relazione è una formula che riassume un rapporto. Per questo ho deciso di sottolineare la netta differenza che intercorre tra i due termini. Quando si parla di rapporto si intende un legame con una base contrattuale, definito da chiare regole e senza necessariamente raggiungere la socialità, l’affiliazione o l’affettività. Non che questo sia sempre vero o del tutto negativo, si pensi a quanti binomi ci sono che vivono il loro legame basato esclusivamente sulla performatività. Spesso gratifica entrambi essere messi su un piedistallo, e non è detto che non ci sia affetto. O immaginiamo le dinamiche di un branco numeroso, dove ognuno ha un ruolo specifico e dove non manca l’affiliazione. In passato il cane era usato dall’uomo in modo diretto ed avere un cane significava dargli un ruolo lavorativo, di collaborazione. Per eliminare gli avanzi, nella pastorizia, per la guardia o nell’esercito, nulla cambiava, era utile per fare qualcosa e tra il cane ed il “padrone” si costruiva un rapporto nel quale il piacere di stare insieme era marginale.

Oggi invece il ruolo del cane è completamente diverso, va ricercato nella compagnia come valore principale e, in effetti, lo chiamiamo animale da affezione. Qui entra in gioco la relazione. Essa, a differenza del rapporto, prevede uno scambio continuo di informazioni, di emozioni. La comunicazione è condivisa, dialogica. Avere una relazione con un cane significa impegnarsi costantemente affinché le sue motivazioni e i suoi bisogni siano appagati, significa condividere ambiente e territori, significa fare insieme esperienze, risolvere difficoltà, imparare costantemente l’uno dall’altro. In una relazione non è importante solo ciò che uno dei due sa fare, non c’è utilità nel senso egoistico del termine.

In una relazione le competenze si fondono a tal punto che uno diventa docente dell’altro, le capacità dell’uno completano le lacune dell’altro creando un simbiotico patto che aiuta entrambi a vivere nel migliore dei modi l’altro, arrivando a rispettare profondamente il bene più prezioso: l’alterità.

Ora, tornando alla domanda iniziale, poco importa se tra voi e il vostro cane, o tra i binomi che incontrerete ed osserverete, ci sia un rapporto o una relazione. L’importante è conoscerne le differenze e, nel rispetto dell’altro, che si crei il giusto legame.

Immagine di copertina: snifftheworld.com

“luca”L’autore
Luca Nigro
Nato e cresciuto in Puglia con la passione per gli animali. Diventa educatore cinofilo SIUA con lo scopo di approfondire le sue conoscenze.