di Ilaria Falchi

“È depressa? Si prenda un cane!”
“Prenda un cane per suo figlio così fa pet therapy!”
“Problemi di anoressia? Prenda un gatto!”

La ricetta è pronta… formula magica e l’incantesimo si avvera!

Purtroppo spesso si “prescrive” l’adozione di un animale come rimedio magico a svariati problemi e patologie. Le persone che si affidano all'”esperto” seguono (ahinoi!) le indicazioni e si portano a casa un essere vivente con la propria storia, soggettività, bisogni come se fosse un antipiretico.
“Ne prenda due al bisogno!”

Ci sembra doveroso informare su cosa sia davvero questo ritrovato della magia nera chiamata Pet Therapy. E ancor più doveroso ci preme distinguerla dalla Pet Ownership. Avere un cane (o un gatto o un maiale) in famiglia non vuol dire avere un dispenser di Pet Therapy in salotto. Così come se mia sorella fosse oculista, io non avrei automaticamente dieci decimi per ogni occhio; così come, anche se io sono una psicoterapeuta, non faccio analisi a mio marito.
Spesso invece questo tipo di approccio non fa che aggiungere problemi a problemi.

Senza contare la responsabilità che si prende sulle sue spalle un animale non pronto per far fronte a determinati tipi di stressors.
La Pet Therapy, o Zooantropologia Assistenziale (magari usare dei termini più tecnici può aiutare!) non ha nulla di magico!

È affascinante, potente, arricchente, ma non è magica. È invece frutto di teorie e di esperienze portate avanti da professionisti che hanno intuito la sua efficacia e hanno costruito delle best practice.
È una co-terapia che basa la sua efficacia sulle potenzialità beneficiali della relazione che si instaura con l’animale, sotto la supervisione (progettazione-attuazione e verifica) di un’équipe multidisciplinare composta da uno psicoterapeuta, un medico specialista e operatori di varia natura a seconda della tipologia di utente.
Esistono diverse forme di Interventi Assistiti con gli Animali (rimaniamo sul tecnico!) come le Attività Assistite e l’Educazione Assistita, che si differenziano in base all’obiettivo che si vuole raggiungere, al tipo di fruitore, alle professionalità presenti in équipe.
Le Linee Guida del 2015 sono molto chiare nel differenziarle e nello spiegarle. Il nostro compito come professionisti è proprio quello di informare e trasmettere la cultura sugli Interventi Assistiti per fare in modo che cambi il trend del tipo “Ha un problema? Prenda un cane (o un gatto, un coniglio, un maiale)!”

““ilaria”L’autrice
Ilaria Falchi
Psicologa Psicoterapeuta
Fondatrice e Presidente di Together APS&ASD, associazione che si occupa di Psicologia, Cinofilia e Interventi Assistiti con gli Animali
Responsabile di Progetto e Referente di Intervento negli Interventi Assistiti con gli Animali (SIUA)