Le persone hanno nutrito, addomesticato e mantenuto i loro cani, per lavoro e/o per piacere, per diversi millenni.
Già al tempo degli Egizi e dei Romani, come dimostrano i ritrovamenti, il cane rappresentava un rilevante status sociale.
Più di 2000 anni fa il letterato, scrittore e militare romano Marco Terenzio Varrone (Rieti, 116 a.C. – Roma, 27 a.C.) ha scritto il manuale sull’agricoltura De re rustica, o Res rusticae, in cui consigliava di alimentare i cani della fattoria con orzo, pane bagnato nel latte e ossa di pecora morta.

Gli animali domestici nel mondo medievale

Gli animali domestici erano una rarità nel mondo medievale e venivano tenuti solo per adempiere ad alcuni scopi.
I cani venivano usati per custodire le case o assistere alla caccia, mentre i gatti erano necessari per catturare topi e altri parassiti.
Tuttavia, la relazione tra questi animali ed i loro detentori era spesso affettuosa.

Copertina di Medieval Dogs
La ricerca principale su questo argomento si trova nel libro Medieval Dogs di Kathleen Walker-Meikle, in cui l’autrice osserva che alla fine del Medioevo si possono trovare molti esempi di persone che mantengono animali come compagni.
Il poeta italiano Petrarca ha avuto diversi cani da compagnia. La famosa donna rinascimentale Isabella d’Este (1474 – 1539) possedeva diversi gatti, tra cui uno chiamato Martino. Quando morì, nel 1510, il gatto fu sepolto in una tomba. Molti degli scritti sugli animali domestici del Medioevo arrivano sotto forma di critiche secondo cui le persone non avrebbero dovuto tenerli in quanto questa pratica era considerata troppo frivola e uno spreco di cibo che avrebbe potuto essere dato ai poveri. I monaci e soprattutto le monache mantenevano di nascosto cani, gatti e uccelli come animali domestici quindi i funzionari della Chiesa gli proibirono di portarli in chiesa con loro.
Nel manuale monastico Regole delle anacorete (titolo originale in medio inglese Ancrene Riwle, a guide for anchoresses), scritto nel ‘200, vi sono vari spunti interessanti sulla vita quotidiana del XIII secolo e sulla vita monastica. A riguardo degli animali da compagnia, il manuale cita:

A meno che tu non si obbligata, carissima sorella, e il tuo direttore lo consiglia, non devi mantenere nessun animale tranne un gatto … Ora se qualcuno deve mantenerlo, farle vedere che non faccia fastidio a nessuno o faccia male a nessuno, e che i suoi pensieri non sono affrontati.

Il cane nel medioevo e la sua alimentazione

alimentazione del cane nel medioevo
Miniatura su tavola raffigurante Canis Maior (cane più grande) e Canis Minor (cane più piccolo)

A partire dal Medioevo (V sec. – XV sec.), il cane comincia ad acquistare una certa rilevanza sociale e ad entrare nelle case dei ricchi e benestanti, anche se è solo con l’epoca vittoriana (1837 – 1901) che vediamo l’evolversi del cane come membro della famiglia nel senso più moderno del termine.

Durante il Medioevo, era comune per i reali europei avere delle cucce per i loro cani e dei cuochi che facevano enormi stufati dedicati ai quattro zampe, per lo più con cereali e verdure e con alcuni sottoprodotti a base di carne o di frattaglie: cuore, fegato e polmoni di vario bestiame.
Nelle famiglie comuni di ceto medio-basso durante il Medioevo e nei secoli del XIX secolo, tuttavia, non si è prestata molta considerazione ai cani e la loro dieta era molto simile a quella dei loro proprietari.
Gli animali venivano alimentati solo con ciò che i loro proprietari avanzavano nelle loro cucine; una normale dieta del cane domestico consisteva in croste di pane, ossa nude, patate, cavoli, o qualsiasi altra cosa che potevano scroccare per conto proprio.

L’opera di Alberto Magno

Nel XIII secolo lo scienziato e filosofo Alberto Magno di Bollstädt, detto Doctor Universalis, conosciuto anche come Alberto il Grande o Alberto di Colonia (Lauingen, 1206 – Colonia, 1280), è stato un vescovo cattolico, scrittore e filosofo tedesco appartenente all’ordine domenicano.
È considerato il più grande filosofo e teologo tedesco del medioevo, la Chiesa cattolica lo venera come santo protettore degli scienziati e dottore della Chiesa. L’influenza esercitata da Alberto sugli studiosi dei suoi tempi e su quelli degli anni seguenti fu molto grande. Fu in grado di comporre una vera enciclopedia, contenente trattati scientifici su quasi ogni argomento dello scibile umano, mostrando una conoscenza della natura e della teologia che sorprese i suoi contemporanei, e ancora suscita l’ammirazione dei dotti dei nostri tempi.

Di lui, i critici moderni hanno scritto: «Sia che lo consideriamo un teologo o un filosofo, Alberto è stato sicuramente, uno dei più straordinari uomini della sua età; si potrebbe dire, uno dei più meravigliosi uomini di genio che sono apparsi in passato» (Jourdain, Recherches Critiques).

De animalibus. Foto Wikipedia

Alberto fu un infaticabile studioso della natura e molte delle sue osservazioni sono tuttora valide. Fra i molteplici suoi scritti, alcuni parlano di animali: De animalibus (Gli animali), De motibus animalium (I moti degli animali), De nutrimento et nutribili (Il nutrimento e il nutribile).

Nel libro De animalibus scritto in latino, dettaglia le caratteristiche di varie creature e comprende alcuni consigli utili sulla loro cura:

I cani non dovrebbero essere alimentati direttamente dal piatto della cena o essere costantemente costretti, se si desidera che siano efficaci cani da guardia.
In caso contrario, questi cani – tengono un occhio sulla porta e uno sulla mano generosa del maestro.

Nello stesso tomo fa accenno anche al gatto: “il gatto ama essere leggermente accarezzato dalle mani umane e è giocoso, soprattutto quando è giovane”. Albertus consiglia anche di tagliare le orecchie ai felini in modo che “la rugiada notturna non entri nelle orecchie’ e afferma che se i baffi del gatto vengono tagliati, essi “perdono la loro audacia”.

Il conte Gaston III e i suoi levrieri

Verso la fine del XIV secolo Gaston III detto Febo, undicesimo conte di Foix (1331-1391), fu un avido cacciatore e scrisse un libro sulla caccia chiamato Livre de Chasse, in cui descrisse come i suoi amati levrieri dovevano essere curati.

Il conte spiega che le loro cucce dovevano essere costruite in legno e rialzate da terra in modo che il cane potesse stare al fresco in estate e al caldo in inverno.
Della paglia fresca doveva essere aggiunta al pavimento ogni giorno e le cucce dovevano trovare sistemazione vicino ad una porta aperta sul cortile in pieno sole affinché “i levrieri possano andare a giocare quando più gli si aggrada”.

Un servo doveva occuparsi ogni giorno dei cani: doveva pulire le cucce e dare acqua fresca due volte al giorno. Anche i cani dovevano essere portati in passeggiata una volta o due volte al giorno.

Naturalmente la stesura del libro non esclude il riferimento a quello con cui dovevano essere nutriti i levrieri: pane di crusca, alcune delle carni della caccia e, se il cane era malato, avrebbe dovuto avere un cibo migliore come latte di capra, brodo di fagioli, carni tritate o uova macellate.

Gaston pone l’accento anche sull’educazione di tale razza affermando che, durante l’addestramento, bisogna ricompensarli per le buone azioni e punirli quando sbagliano ma anche parlargli in modo sincero ed aggiunge

Parlo con i miei cani come se fossero uomini, mi capiscono e fanno ciò che voglio meglio di chiunque altro.

Il mondo islamico medievale e la gestione degli animali

Nel mondo islamico, i cani erano considerati esseri impuri e non dovevano essere tenuti come animali domestici.

Ciò non ha impedito alle persone di utilizzarli per la caccia o la guardia alle case e diversi libri degli scrittori arabi danno consigli su come prendersi cura di loro

I cani dovrebbero dormire vicino ai loro gestori (anche se non nello stesso letto) in quanto questo li renderà più amichevoli, più obbedienti e addirittura li renderà più piacevoli.
Il cane dovrebbe anche avere un proprio letto morbido su cui giacere ed evitare che viva a stretto contatto con altri cani, in quanto possono diffondere le malattie agli altri animali.

Ovviamente non possono mancare cenni all’alimentazione dei cani:

Durante i mesi autunnali e invernali, i cani devono essere nutriti solo una volta al giorno, intorno al tramonto (gli scrittori credevano che altrimenti i cani non sarebbero stati abbastanza attivi durante la caccia mattutina). Tuttavia, durante i mesi primaverili, i cani devono essere alimentati con piccole porzioni più volte al giorno.
Il cibo era di solito composto da carne immersa in una zuppa di manzo, ma poteva anche includere pane e latte, e doveva essere servito freddo in modo che i cani non vomitassero.

Nel libro Mamluks and Animals: medicina veterinaria nell’Islam medioevale, Housni Alkhateeb Shehada ha osservato che questi scrittori islamici hanno sottolineato che “il cane è un animale che richiede un’attenzione particolare, che include accarezzare e pettinare la sua pelliccia con piacevoli materiali come la seta, questo garantirà la buona salute dell’animale”.

L’evoluzione dell’alimentazione del cane dopo il XV secolo

Le persone altolocate e benestanti, nel corso della storia, hanno nutrito i loro cani da compagnia con un’alimentazione che era molto più elaborata, completa e ricercata di quella che la maggior parte degli esseri umani normali potevano permettersi.

Nel 1800 l’imperatrice vedova Tzu-Hsi della Cina era nota per nutrire i suoi pechinesi e carlini con pinne di squalo, petti di quaglia e antilopi da latte.
La nobiltà europea, invece, ha nutrito i loro cani con anatra arrosto, torte, caramelle, e anche liquori.

I cani da fattoria, che dovevano essere abbastanza sani per poter fare il loro lavoro, erano regolarmente nutriti con miscele di grani e lardo. In città, i cani randagi e anche quelli di proprietà proletaria si nutrivano cercando per le strade cavalli, animali morti e rifiuti umani commestibili.

Verso la metà del 1800, la rivoluzione industriale ha creato una classe media in crescita con più lusso e più tempo libero, gli animali domestici hanno cominciato ad essere considerati “beni di lusso” di gente comune; il risultato fu che l’alimentazione per animali domestici è stata più attentamente esaminata e studiata.

Da allora, i cani e i gatti sono diventati parte integrante delle nostre famiglie e la conoscenza scientifica della nutrizione e della sicurezza alimentare ha fatto passi da gigante per garantire la salute di questi nuovi membri della famiglia.

Nel 1860, ad opera di James Spratt, nasce il primo vero pet food industriale, un evento che ha segnato per sempre le nostre vite e quelle dei nostri amici animali.

Fonte: pimpmypug.it/medievalists.net
Immagine di copertina: Il libro della caccia di Gaston Phebus

“”simona”L’autrice
Simona Trecordi
Vive e lavora a Piacenza. Appassionata cinofila interessata alla storia delle razze canine, in particolare il Carlino, è ideatrice del progetto Pimp My Pug, che nasce dapprima solo come blog e oggi anche come attività online.
Pagina Facebook: pimpmypug