Quando un proprietario chiama un educatore cinofilo per il proprio cane, molte volte è perché quest’ultimo ha dei comportamenti che non vengono accettati dalla famiglia e a cui si vorrebbe porre rimedio.

Il mio cane tira al guinzaglio, abbaia troppo, piange quando viene lasciato in casa da solo, salta addosso alle persone, non va d’accordo con gli altri cani. Questi sono solo alcuni dei motivi di una possibile chiamata, ma si potrebbe andare avanti.
I proprietari si aspettano che l’educatore arrivi con la bacchetta magica e risolva la situazione. Un paio di esercizi e il cane smette di tirare, smette di abbaiare e va d’accordo con tutti. Non si pongono mai la domanda “Perché fa così? Sto facendo il possibile per fargli fare la vita che vorrebbe fare?”
Dico questa cosa perché, anche se vittime delle richieste assillanti delle famiglie, il provare ad “aggiustare” certi comportamenti senza fare dei focus su cosa vuole fare il cane, diventa un tamponare la situazione che solitamente ha vita breve.

Quando come educatori cinofili entriamo dentro a delle dinamiche familiari in cui è presente un cane, la prima cosa da guardare è “Cosa vuole fare quel cane? Ha un campo espressivo in quella famiglia?”
Ovviamente bisogna tenere in considerazione le difficoltà che ci sono e per cui si è stati chiamati, ma non è attraverso il non far fare (non proteggere, non competere, non possedere, etc) che andremo a cambiare realmente le cose.
Se ci fermassimo, noi educatori, nel porre come obiettivi solamente il far smettere i comportamenti che creano problemi senza tenere in considerazione ciò che il cane desidera, avremmo clamorosamente fallito.

Se, ad esempio, ci capitasse un proprietario con un cane da caccia che tira al guinzaglio, la prima domanda che ci dovremmo porre è “Questo cane ha la possibilità di correre libero dietro la traccia di un selvatico?”. Se la risposta è no, allora il nostro grande obiettivo sarà guidare quella coppia nel riscoprirsi in libertà. Solo così potremo poi, in parallelo, dare i giusti strumenti per poter andare al guinzaglio.
Avere bene a mente cosa vuole il cane e farlo capire al proprietario è il primo passo e forse il più importante.

Un maremmano avrà obiettivi diversi rispetto a un border collie o a un jack russell. Starà poi nella capacità dell’educatore capire quali siano gli obiettivi in base al singolo soggetto, sopratutto quando ci troviamo di fronte ad un meticcio.

Ahimè siamo in un periodo in cui l’estetica la fa da padrone nella scelta di un cane, senza però tenere in considerazione che stile di vita possiamo offrirgli.
Avendo ben chiaro chi sia il cane e quale campo espressivo la famiglia può dare sarà nostro compito trovare un equilibrio tra possibilità e desideri.
Dobbiamo tenere bene a mente che se abbiamo un guardiano degli armenti, sia che abitiamo in città, sia che siamo in montagna, quel cane la protezione al suo gruppo affiliativo la farà in ogni caso, che ci piaccia o no. Queste sono informazioni che dobbiamo dare molto chiaramente al cliente e che dobbiamo essere più bravi, attraverso una corretta cultura cinofila, a far sapere in generale, per evitare così fraintendimenti e situazioni che possono poi essere difficili.

Il cucciolo bianco del maremmano o il cucciolo di lupo cecoslovacco o di akita sono tenerissimi i primi mesi di vita. Quando cominciano però ad esprimersi le tendenze di razza, il loro essere esteticamente belli non conta più nulla.

Come fare allora? Dovranno essere bravi i proprietari, magari guidati da un educatore, nel guidare il cane nel trovare un suo ruolo, consono alle dinamiche famigliari Un ruolo che sia in linea però con i suoi desideri. Non metteremo un cane da caccia a fare la guardia o un akita a fare lo sdrammatizzatore ( sono esempi estremizzati, ogni soggetto è una storia a sé).
Sarà il nostro cane che ci darà gli indizi su quello che vorrebbe fare, mettendosi a dormire in certe posizioni della casa, partecipando a certe dinamiche piuttosto che altre, etc. Togliergli semplicemente quel ruolo è controproducente, lo manderebbe in fatica.

Perché piuttosto non dargli degli strumenti affinché lo faccia con più capacità e magari insieme a noi? Perché relegare il maremmano in una stanza a deprimersi e andare in frustrazione? Perché non gli diamo gli strumenti perché possa controllare l’accesso facendolo con noi? Facciamolo sentire parte del gruppo. Arriva qualcuno di sconosciuto? Mi avverti e poi insieme andiamo ad accoglierlo, delegando a me proprietario l’accoglienza vera e propria.

Per quanto l’estetica abbia sicuramente la sua influenza nella scelta, siate consapevoli di chi potrà essere quel cane.

Siete delle persone sedentarie? Non prendete un border collie. Avete paura che il vostro cane scappi se liberato? Lasciate stare i cani da caccia.

Cercate di capire chi siete voi e quello che avete voglia di fare. È un ottimo punto di partenza per capire quale possa essere il vostro compagno a quattro zampe.
Vi è capitato un cane per caso? Non avete ragionato ma l’avete preso dopo un colpo di fulmine? Non preoccupatevi, mettetevi in gioco. Nonostante tutte le accortezze del caso, quando un cane entra nella vostra vita e siete disposti ad accoglierlo con uno sguardo privo di pregiudizi, vi aprirà un mondo di possibilità che se avrete voglia e curiosità di seguire vi cambierà la vita.

Ma mi raccomando, non cercate di eliminare ogni comportamento che non gradite. I cani hanno una gran voglia di fare e spesso in nostra compagnia, trovate la strada nel fare le cose nel modo giusto, siate guide e lasciatevi guidare, perché fare le cose insieme è uno dei più grandi insegnamenti che ci può dare un cane.

andreaL’autore
Andrea Fini
Educatore Cinofilo Siua
Tutor Siua