Mi curo di te, ma curo anche me?

Stress, burnout e compassion fatigue negli operatori di Interventi Assistiti con gli Animali

2084
Mi curo di te, ma curo anche me?

di Ilaria Falchi

Si potrebbe parlare di paradosso di chi cura, ma le cose stanno davvero così?

Le persone che si impegnano nel dare aiuto, curare e supportare l’altro, sono quelle che corrono maggiormente il rischio di rimanere bruciate dalla sofferenza, dalle richieste e dalla responsabilità. Le persone che scelgono una professione d’aiuto hanno una forte sensibilità e hanno una grande capacità empatica e di provare compassione.

L’empatia è la capacità di immedesimarsi nell’altro, di saper camminare nelle sue scarpe, di vedere il mondo con i suoi occhi, e significa proprio comprendere le emozioni che l’altro prova senza però confonderle con le proprie.
La compassione viene definita come empatia in azione e si riferisce alla comprensione della sofferenza dell’altro e il desiderio di alleviarla. Le persone più sensibili e più dotate di queste capacità sono spesso anche quelle più a rischio nello sviluppare le sindromi legate allo stress.

Diversi studi hanno evidenziato, come le persone impegnate nelle professioni d’aiuto siano maggiormente a rischio Burnout e Compassion Fatigue.
Negli ultimi anni si è messo in evidenza come tra le professioni d’aiuto si dovessero far rientrare anche tutte quelle che si occupano di animali, come i veterinari, gli operatori di canile e i volontari.
Rispetto a ciò che si è scoperto, pensiamo che, nonostante non siano stati portati avanti studi approfonditi sugli operatori di Interventi Assistiti con gli Animali, la storia non sia poi così diversa, anzi.

Gli operatori di IAA non si prendono cura di una sola delle categorie, umano o non-umano, ma hanno la responsabilità sia dei pazienti destinatari dell’intervento sia dell’animale coinvolto. Potremmo quindi pensare che le cose siano anche più complicate. Ma definiamo i concetti di cui stiamo parlando.

Il Burnout è una sindrome legata all’eccessivo carico di stress nell’ambiente di lavoro che porta al deterioramento dell’impegno e delle emozioni originariamente associate ad esso.

La Compassion Fatigue è uno stato di esaurimento dovuto allo stress legato alla compassione, alle richieste di essere empatici e di aiutare chi soffre e ha subito un trauma. I sintomi della CF sono simili a quelli presenti nel Disturbo Post Traumatico da Stress, come rivivere l’evento traumatico, evitare l’evento traumatico, un’attivazione persistente e un mix di effetti legati allo stress (Burnout).

Mentre il Burnout è legato al tipo di ambiente di lavoro e alle sue richieste, la CF è legata proprio alla tipologia di utenza con cui si ha a che fare. Più l’utenza è legata a esperienze di traumi, più ci sarà il rischio di sviluppare la CF. Presumibilmente, quindi, più gli operatori di IAA lavoreranno con persone che hanno subito forti traumi, più saranno a rischio di sviluppare i sintomi della CF.
Altri fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare le sindromi legate allo stress riguardano le tipologie di utenza, alla quasi sempre inesorabile penuria di risorse disponibili, alle interazioni sia con l’équipe che ha in carico la persona sia con l’équipe multidisciplinare degli IAA. Inoltre molto peso assumono le credenze che le persone hanno sulla Pet Therapy, spesso legate ad una idealizzazione o ad una svalutazione degli interventi. Quindi come sopravvivere?

Fondamentale è la formazione, oggi definita dalle Linee Guida Nazionali uscite nel 2015 e recepite da tutte le Regioni italiane. Un altro aspetto importante è il fare esperienze sul campo guidati da tutor competenti.
Ma oltre a questo tipo di formazione, ne esiste un’altra di fondamentale importanza, quella che riguarda noi stessi.

Per prevenire fenomeni come il Burnout e la CF è fondamentale aver cura di se stessi oltre che dell’altro. Aver cura sia della propria mente, ma anche del proprio corpo, sistemi indissolubili che raccontano l’uno dell’altra solo se noi siamo in grado di ascoltarli. Accrescere la consapevolezza di se stessi, delle proprie emozioni, dei propri pensieri, del proprio dialogo interno è indispensabile per riconoscere e prevenire lo stress e le sue conseguenze.

A tale scopo possono essere preziosi la psicoterapia, la terapia di gruppo o la supervisione dell’équipe da parte di un professionista. Possiamo accrescere la nostra resilienza, la capacità di affrontare lo stress e di andare avanti in modo propositivo, allenandoci, ad esempio, a fare attenzione alle cose positive che facciamo nel nostro lavoro. Inoltre è importante curare il nostro corpo, la nostra alimentazione, le nostre relazioni, i nostri interessi e sperimentarne di nuovi. Possono essere utili la mindfullness, il training autogeno, la meditazione, lo yoga, fare attività sportiva, dedicarsi ad attività creative, etc.

Ognuno può trovare l’attività più in linea con le sue attitudini per migliorare il proprio benessere.

““ilaria”L’autrice
Ilaria Falchi
Psicologa Psicoterapeuta
Fondatrice e Presidente di Together APS&ASD, associazione che si occupa di Psicologia, Cinofilia e Interventi Assistiti con gli Animali
Responsabile di Progetto e Referente di Intervento negli Interventi Assistiti con gli Animali (SIUA)