Vivere con un cane oggi, con i cani di oggi, prevede un relazionarsi reciproco non semplice. Non è sempre immediato arrivare a capirsi, ad allinearsi, e non è facile per il cane capire le nostre esigenze, le nostre richieste.
Oggi non si pensa più al cane come qualcosa di utile ad uno scopo specifico, ma si richiede al soggetto una molteplicità di ruoli che prevedono un continuo rimescolamento delle carte e una cooperazione costante.

Non si pensa più al cane da guardia, al cane da lavoro, al cane da esposizione ma si pensa (finalmente) al soggetto compagno di vita, colui o colei con cui condividere dei momenti, più o meno sociali, più o meno operativi.

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Questa fluidità comporta la necessità di dialogare e ridiscutere ruoli e operatività costantemente per cui molti cani possono fare fatica a riconoscere comunicazioni discordanti se i contesti non dovessero essere così chiaramente differenti, ma altresì il proprietario può fare fatica ad essere coerente nelle differenze.

L’importante in un percorso educativo, secondo un approccio relazionale, sta nel mantenere una comunicazione chiara e corretta; ove necessario, sarà importante legarla a rituali che precedano un particolare evento e diano una corretta rappresentazione del contesto. Nella pratica per il cane, ma anche per il proprietario, sarà differente vivere la propria abitazione rispetto ad un luogo pubblico così come differenti saranno le attività proponibili in spazi diversi.

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A livello sociale si sono ammorbidite molte rigidità, si dà spazio all’elasticità, questo cambiamento però richiede uno sforzo per mantenere comunque una coerenza. Nel provare ad essere comprensivi con il proprio cane il rischio è quello di dare messaggi discordanti e o opposti non spiegabili che vanno a creare difficoltà di comunicazione. Proprio perché diventa un dilemma per il cane capire quando un comportamento otterrà un feedback positivo oppure negativo.
Questa variabile imprevedibile mina la fiducia che il cane ha nei confronti del proprio compagno/a.

Come possiamo modulare la comunicazione, la richiesta, la strategia in base alla soggettività mutevole nel qui ed ora? Questa è la domanda a cui ogni giorno cerchiamo di dare risposta come consulenti di relazione.
Non è più possibile pensare che i compiti debbano essere fatti in modo standardizzato o comunque senza tenere conto della componente emotiva.

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Nel comunicare con il cane quindi non serve essere verbosi né ammutolirsi, non serve snaturarsi in funzione di un dettame esterno, è sufficiente cercare di capire come poter arrivare a degli obiettivi, non solo chiari e raggiungibili per noi, proprietari e professionisti, ma anche per il soggetto con cui interagiamo. Per quanto riguarda il cane, non possiamo pretendere un apprendimento, la soluzione di un problema se non ci siamo posti nelle condizioni idonee affinché l’obiettivo sia chiaro anche a lui/lei. Il livello di attivazione, l’emozione e la voglia di fare sono le principali caratteristiche da rispettare per essere comunicativi.

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“francesco”L’autore
Francesco Spreafico
Educatore e Istruttore Cinofilo SIUA
Tutor e docente presso i corsi SIUA