Nel momento in cui adottiamo un cane, sentiamo raccomandarci di socializzarlo.
Raccomandazione che viene fatta da tutti gli interlocutori possibili: allevatori, gestori di canili, educatori, perfino dal passante che, quando vede un cane abbaiare al guinzaglio, lo guarda sconsolato profferendo la frase “quel cane non è stato ben socializzato”. Che cosa poi questo significhi, non è purtroppo sempre chiaro.
Cerchiamo di capire cosa intendiamo per socializzazione, perché, come in ogni cosa riguardi il cane, c’è molta banalizzazione.

socializzazione o invasione di campo fiorilli
Socializzazione graduale con specie diverse

Innanzitutto, esistono vari tipi di socializzazione. Possiamo parlare di socializzazione primaria, ossia la socializzazione che coinvolge il conspecifico, l’appartenente alla stessa specie, insomma, gli altri cani. Esiste la socializzazione ambientale, relativa a tutto ciò che riguarda l’ambiente, i rumori, le novità in ambito ambientale. Infine, esiste la socializzazione secondaria, strettamente legata a quella ambientale, ma che di per sé coinvolge l’eterospecifico, colui che appartiene a una specie diversa.

Solitamente, i proprietari che si rivolgono a me mi riferiscono che, al momento dell’adozione, viene dato genericamente il consiglio di portare il cane “in mezzo alla gente” appunto perché deve essere… socializzato.
Tuttavia, al momento dell’ingresso nella nuova casa, il cane sta ancora cercando di capire che cosa stia succedendo, chi siano quegli estranei che lui non conosce e che continuano a prenderlo in braccio, a sballottarlo; un cane che ancora cerca la madre e i fratelli e deve abituarsi al cambiamento.

In questo tripudio di novità per il cucciolo, ecco sfavillare l’idea geniale: “andiamo all’Ikea!” (dove Ikea può essere sostituito da una fiera di paese o il centro città di domenica), “e portiamoci dietro il cucciolo che deve socializzare!”

Questa è sommariamente l’idea che le persone hanno della socializzazione. Laddove tutto ciò in realtà si chiama flooding, cioè un’immersione (studiata e voluta) in una situazione problematica. Bisogna partire dal presupposto che per un cane ogni cosa nuova potrebbe essere un problema quindi è buona norma cominciare il processo di socializzazione per gradi.

socializzazione ambientale
Conoscenza di superfici diverse in naturalezza: contatto con la terra e scalino

Quando il cucciolo arriva a casa, la prima cosa da fare è lasciargli qualche giorno di tranquillità per fargli capire chi siamo, com’è strutturata la sua nuova casa, come funziona questo nuovo mondo nel quale si trova catapultato.

socializzazione ambientale
Conoscenza di superfici diverse con materiali di uso quotidiano
socializzazione ambientale
Conoscenza degli oggetti di uso quotidiano insieme alla madre, base sicura, che accompagna il cucciolo

Dopo questo periodo di assestamento si può passare alla fase di socializzazione: il periodo più sensibile per la socializzazione secondaria è dal secondo al quinto mese, quindi procedendo per gradi dovremmo cercare di far conoscere al cane quante più specie diverse possibile. Per consentire che ciò avvenga correttamente, è essenziale rispettare una gradualità: poche esperienze giornaliere fatte nella maniera corretta, senza eccessive invasioni di spazi (mi riferisco alle persone che pretendono di toccare il cucciolo a tutti i costi), porteranno il cucciolo a pensare che il mondo fuori dalle mura domestiche possa essere un luogo di incontri gradevoli e non un circo di matti. È vero che è facile a dirsi che a farsi, perché andare in giro con un cucciolo e sperare che le persone non si lancino alla carezza è un’utopia, ma, al fine di tutelare il cucciolo, dovremo cercare di farlo toccare il meno possibile e nelle modalità corretta: mai sulla testa o sulla coda, è invece ammessa la carezza sul fianco.

Gli orari da scegliere per la passeggiata sono importanti; le prime uscite sono consigliabili in orari poco trafficati, per poi alzare di giorno in giorno la difficoltà. Anche i luoghi devono essere scelti con attenzione: portare il cucciolo nel bar del centro alle sette di mattina è fattibile e può essere considerata una socializzazione corretta; portarlo allo stesso bar alle undici, quando il locale è straieno, rischia di causare traumi dato che, in quel caos, diventa impossibile tutelare il cucciolo. A quell’ora, opteremo quindi per un discreto e tranquillo bar di paese.

La stessa gradualità va applicata anche nel creare occasioni di incontro con gli altri cani: buttare alla ventura il cucciolo in un’area recintata, in balia di cani che possono esibire i comportamenti più disparati nei suoi confronti (dal rifiuto alla vessazione) è un buon modo per chiudere il nostro giovane cane al mondo dei conspecifici. È dunque fortemente consigliato organizzare incontri con cani calmi e competenti, riflessivi e tranqulli, in grado di introdurre nel migliore dei modi il cucciolo al mondo canino. Non dimentichiamoci che cani si nasce, in parte, e in altrettanta parte si diventa, e la consapevolezza e serietà del proprietario nel riconoscere e rispettare le diversità specifiche e individuaoi del nuovo compagno saranno o meno in grado di fare la felicità del proprio cane.
Il tema essenziale della socializzazione primaria verrà comunque approfondito in un prossimo articolo.

Se tutti i vari passaggi saranno fatti con gradulità, potremo dire di aver ben socializzato il cane al mondo esterno e il cucciolo ne trarrà ogni beneficio.

Fotografie e immagine di copertina: Il Tempio degli Akita

serena fiorilliL’autrice
Serena Fiorilli
Educatore Cinofilo Siua
Istruttore Cinofilo Siua
Responsabile Area Comportamentale Canile Il Giovanetto di San Giovanni in Persiceto (BO)