Sterilizzare salva cani e toglie ossigeno a chi traffica: questo è un dato di fatto incontestabile, di semplice comprensione e di (relativamente) facile applicazione. Se si chiude il rubinetto dell’acqua si risparmiano costi e si evitano allagamenti.

Se lo stesso esempio vale per i cani, bastano in effetti poche parole per fornire una spiegazione logica sul perché la sterilizzazione sia l’unica arma efficace contro il randagismo, per sanare quel patto tradito che ci ha fatto prima rendere domestici i cani e poi in parte abbandonarli al loro destino, dopo averli cambiati.

La mancata comprensione di questo assunto non è più pensabile che sia una casualità, un’errata interpretazione del problema, il risultato dannoso derivante una sensibilità esasperata, quella che ritiene una mutilazione la sterilizzazione. Io credo sempre più fermamente che altre siano le motivazioni, nessuna delle quali si può definire nobile.

I cani e il randagismo rendono e insieme costano: rendono alle organizzazioni talvolta criminali, a chi sugli animali, malamente, ci campa, a chi dice di difenderli ma poi sposa strade diverse dalla sterilizzazione di massa, che portano sempre più ai canili e alla creazione di strutture di detenzione. Certo necessarie, ma solo nella prospettiva di renderle superabili.

Ma i cani costano allo Stato, ai Comuni e alla fiscalità generale una montagna di danaro che viene sottratta ai cittadini, non per creare benessere ma spesso proprio per la ragione opposta. Dando vita a un concentramento di sofferenze che rischiano di restare prigioniere insieme ai cani per la vita, anche a causa delle condizioni di detenzione. Cani non socializzati, cani diventati aggressivi, anime destinate a girare a vita nei recinti come i dannati nei gironi danteschi.

Lo sanno tutti, perché è sotto gli occhi di tutti, che non serve uccidere per contenere: gli abbattimenti anche di massa non danno risultati se non apparenti, ma non serve nemmeno rinchiudere gli animali nei canili, se no a quest’ora il problema l’avremmo già risolto.

Fino al 1991 abbiamo sterminato come se non ci fosse un domani, dal 1991 in avanti abbiamo incarcerato, con tutta una serie di variabili, certo, ma con una sofferenza che comunque è sempre stata prevalente: sono ancor’oggi più le strutture medio/pessime di quelle accettabili/buone.

Nulla però è stato fatto davvero per spingere la sterilizzazione di massa, coattiva, effettiva e non soltanto inserita in leggi troppo spesso inapplicate. Così però si è consentito che una popolazione di randagi si perpetuasse, con tutte le sue miserie, con tutte le sue sofferenze, con tutti i costi che gli animali generano, insieme ai profitti per chi su questo lucra.

Profitti che non sono limitati ai canili perché il volano alimentato dal randagismo coinvolge tantissimi attori: aziende farmaceutiche, aziende che producono cibo per cani, gestori di canili, associazioni più o meno efficaci, staffette più o meno serie, volontari più o meno preparati, polizie locali, amministratori pubblici, ministeri, veterinari pubblici e privati tutti più o meno efficienti ed efficaci.

Senza contare i problemi che il randagismo può creare anche a livello ambientale, dove certamente una popolazione incontrollata di randagi che possono rinselvatichirsi non rappresenta un fattore auspicabile, specie pensando anche alle possibili ibridazioni con i lupi a causa della simpatria fra le due popolazioni.

Nel frattempo fra le tante cose da abolire, proposte in campagna elettorale, non ho letto l’hashtag #AboliamoIlRandagismo grazie alla #SterilizzazioneObbligatoria di tutti i cani meticci, anche di proprietà. Potrebbe sembrare illiberale e costoso ma nella realtà non è così: i costi potrebbero essere più alti nel breve ma dimezzarsi successivamente e la libertà di fare un danno alla comunità e agli animali non può essere concessa oltre.

Il randagismo è un’emergenza e come tale richiede sforzi e norme speciali, magari temporanee ma senza tentennamenti.

La lotta contro il randagismo, quella seria fatta secondo i criteri scientifici ben noti e codificati, non può più aspettare.


Perché si propone la sterilizzazione obbligatoria dei meticci e non dei cani di razza?

Nota dell’Autore: Il discorso è complesso per quanto riguarda i cani di razza e il rischio potrebbe essere che la sterilizzazione obbligatoria dei cani di razza porti a una serie di effetti negativi: ricorsi dei proprietari, visto che non è vietato avere un allevamento amatoriale, aumento delle importazioni di cuccioli e altre problematiche da non sottovalutare. Si potrebbe pensare a una misura eccezionale rivolta ai cani di razze maggiormente presenti nei canili a seguito di abbandono/cessione, come ad esempio i molossoidi. Certamente bisognerebbe dar vita a un provvedimento organico fatto con intelligenza e visione di periodo.

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Ermanno Giudici

Mi interesso di formazione sui diritti degli animali e sulle leggi che li tutelano. Scrivo di diritti, talvolta anche umani, convinto che non ci sia civiltà vera senza il riconoscimento degli altrui diritti e dei nostri doveri.
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