Esperire. Tentare. Provare.
Conoscersi e scoprirsi gradualmente attraverso tutti i qui e ora della propria vita.
Sei destinato ad essere qualcuno, sei destinato come individuo a possedere caratteristiche comuni ai tuoi simili ma questo non preclude assolutamente possibilità alternative, la differenziazione di alterità. Un cucciolo è possibilità che non devono in nessun modo essere negate, potate via in funzione della genetica. Sarai sempre tu ma con strumenti che non avresti scelto e per i quali non avresti optato.

Questo è l’obiettivo di un Educatore.
Nel singolo individuo, portare in superficie potenzialità, talenti e fornire strumenti alternativi per colmare le proprie lacune. Nel rispetto del binario che la specie e la razza tracciano irrimediabilmente.
Tutto questo può e deve essere fatto assolutamente durante l’evoluzione e la strutturazione identitaria del soggetto per permettergli di costruirsi come adulto competente, consapevole, arricchito e integrato in un mondo che richiede, costantemente, di essere flessibili e malleabili.

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© Il Tempio degli Akita

Sono le esperienze che il cucciolo vivrà e il ruolo che si ricaverà all’interno del proprio gruppo che determineranno la congruità tra “chi è”, “chi era destinato ad essere” e “chi è più funzionale che sia nel mondo in cui sarà calato”.
Il lavoro dell’Educatore Cinofilo non dovrebbe essere la ricerca di una standardizzazione degli individui in funzione della specie uomo. Non dovrebbe essere mirato alla soddisfazione della pretesa di perfezione del cliente “uomo”, ma alla ricerca di un equilibrio tra due individui di specie differente che hanno alla base bisogni e aspettative differenti.

È un compito oneroso, molto più complesso di quello di un Istruttore.

L’attenzione alle possibilità deve essere altissima, l’analisi dei dettagli e delle potenzialità deve essere infinita. Un individuo adulto si è ormai strutturato, ha ormai a disposizione un proprio profilo, carattere, strumenti. Ha una immagine di sé chiara e definita, seppur a volte lacunosa. Ma un cucciolo, un soggetto in evoluzione, ha ancora davanti a sé il mondo delle possibilità. Deve ancora conoscere il mondo, fotografarlo in ogni suo aspetto (sempre secondo coordinate filogenetiche), introiettare i qui e ora che vivrà e fissarli nella propria memoria attraverso colori e suoni che determineranno il suo profilo emozionale, una volta adulto. Occorre guidarlo nella scoperta di questo mondo, dei suoi attimi, guidarlo alla definizione equilibrata del sé in funzione e relazione con un altro sé, diverso, impedire che durante il processo alcuni tasselli prendano il posto sbagliato o che vengano addirittura perduti.

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© Le Terre del Branco

Il lavoro pratico si traduce in comprensione, lettura delle possibilità, valutazione dei contesti in cui il cucciolo sarà immerso e dei campi espressivi che potranno aprirsi, in relazione con gli altri o con sé stesso, nell’autodeterminazione. Siamo ormai ben lontani dal tempo in cui il cane aveva la possibilità di essere cane, di svolgere i compiti per cui selezione artificiale li ha strutturati. La società odierna vuole soggetti integrati nel contesto umano, vuole individui che rispecchino alla perfezione l’immagine patinata dei cani ViP, quelli che i media ci hanno proposto/imposto. Pertanto, l’onere più grande di un educatore è quello di traghettare i propri clienti umani verso una visione più reale, concreta e corretta del piccolo individuo che anno scelto di avere accanto.
Perché questo è il presupposto più importante. La scelta dell’uno (uomo) e l’obbligo dell’altro (cane). Non è solo la performance, l’esecuzione di un perfetto seduto o una condotta senza sbavature a fare di un cane un “bravo cane educato”. È il tipo di persona che ha accanto che lo guida nelle scelte che prenderà, nei binari che deciderà di percorrere, nelle finestre che deciderà di aprire e chiudere a fare di lui un soggetto “educato”, da cui sono stati tirati fuori sia i talenti che le lacune “presenti”. Possibilità e scelte altre sono le parole chiave dell’educazione, che deve ovviamente tenere da conto di periodi e fasi sensibili (come il processo di attaccamento o la pre adolescenza) e predisposizioni di profilo del soggetto stesso.
Perché laddove questo viene a mancare si creerà una piccola frattura, una impercettibile rottura che col tempo, nell’età adulta, diverrà un vero e proprio punto di compromissione dell’Io.

Sulla compromissione, sulle poche possibilità evolutive rimaste all’individuo, quando ormai le potature e le lacune sono enfatiche e prendono il predominio sui talenti del soggetto, interverrà a questo punto l’Istruttore Cinofilo, colui che avrà a che fare con un individuo che, a causa di questo, si è ormai definito e strutturato nella propria identità.
Istruire, secondo l’approccio Cognitivo Zooantropologico, significa in soldoni imparare ad utilizzare, in maniera funzionale e congiuntiva alla realtà gli strumenti di cui si dispone. Il processo di costruzione di nuovi strumenti è più lento, in questo caso, necessità di maggiori risorse e sforzi e per il cane questo rappresenta sovente una “perdita di tempo”. Ha ormai trovato funzionalità e agio nell’utilizzo dei propri pochi strumenti.

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© Le Terre del Branco

La statua è scolpita, i mattoncini di lego a disposizione per costruire la propria identità sono ormai limitate, il pattern di colori con cui dipingere i propri qui e ora ha ormai eliminato o offuscato gli altri possibili pattern.
Rispettare l’individuo significa renderlo capace di utilizzare quei pochi strumenti, quei limitati colori in modo funzionale per l’individuo stesso e per la società in cui vive.
Istruire significa fornire chiavi di lettura diverse a partire da un modo preciso di vedere il mondo, significa prendere le proprie conoscenze e ristrutturare competenze più congrue con gli obblighi sociali e relazionali del soggetto.
Per l’Istruttore gli oneri sono diversi. Difficilmente potrà “rompere” qualcos’altro, soprattutto se il soggetto ha imparato a stare in equilibrio nel proprio problema. Ma è anche vero che il proprietario che contatta un istruttore è molto più disposto a mettersi in gioco del proprietario di un cucciolo.

La fase “chimica” dell’innamoramento è ormai scemata e ha lasciato il posto alla consapevolezza (a volte non ammessa e inconscia) di essere molto spesso (non sempre, per fortuna) parte del problema, se non addirittura la causa.
E questo rende il lavoro istruttivo a volte più semplice per il cane e per l’Istruttore, meno per il proprietario che è toccato nel profondo e che ha bisogno di introiettare la situazione prima di essere realmente in grado di educare se stesso al rispetto delle problematicità del proprio cane.

nicola di pardoL’autore
Nicola Di Pardo
Educatore Cinofilo Siua
Istruttore Cinofilo Siua
Responsabile Settore Cinologia Siua
Operatore di Zooantropologia didattica e assistenziale
Consulente per i canili di Mariano Comense, Casalpusterlengo e Torino