L’uso terapeutico della cannabis negli animali d’affezione

di Valentina Mota

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Cannabis medicina veterinaria

Innanzitutto, una definizione.
Con il termine Cannabis si comprendono tutte le sostanze psicoattive che si ottengono dalla Cannabis sativa o, meglio, dalle infiorescenze femminili di tale pianta. Il termine comprende circa 80 componenti attive fra cui il delta-9-tetraidrocannibinolo (THC), responsabile del principale effetto psicoattivo rilevabile), il cannabidiolo (CBD), privo di effetti psicoattivi e, secondo alcuni studi, in grado di ridurre e regolare gli effetti del THC, e il cannabinolo (CBN), leggermente psicoattivo e usato come analgesico.
Le droghe illegali più usate e diffuse sono derivati della Cannabis.

Da anni ormai in vari Paesi la Cannabis viene usata a scopo terapeutico anche sugli animali da compagnia.
Negli Stati Uniti, sono ventitré gli Stati che hanno legalizzato l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico in medicina umana e la California sta valutando un progetto di legge che ne consenta l’impiego anche in medicina veterinaria.

In attesa di una legge specifica, negli Stati Uniti è già in commercio il VET CBD contenente tracce di THC, un prodotto formulato dal medico veterinario Tim Shu, specializzato in medicina d’urgenza e da sempre impegnato ad aiutare i proprietari meno abbienti nella ricerca di cure efficaci a basso costo (da notare che il THC a uso veterinario era stato finora evitato proprio per le sue proprietà psicoattive).

Tuttavia non è ancora accertato in quali casi veterinari specifici la Cannabis sia effettivamente di aiuto e, in genere, viene prescritta come ansiolitico o come antidolorifico, soprattutto nel post-chirurgico.
In compenso, stanno aumentando i casi di intossicazione tra gli animali di casa, anche se i dati sui livelli di rischio di intossicazione sono altrettanto discordanti.

Questa confusione di risultati si affianca ai dati contraddittori che continuano a emergere in medicina umana, dove, per esempio, sarebbe stata rilevata una potente azione immunodepressiva e cancerogena del THC sull’essere umano che andrebbe ad inficiare qualunque beneficio. Si aggiunga che gli effetti indotti dalla Cannabis terapeutica variano notevolmente a seconda dello stato psicologico dell’assuntore, delle condizioni ambientali, delle modalità di assunzione, della quantità per chilo di peso corporeo di cannabinoide assunto e dal rapporto tra i vari principi attivi (come nei casi di farmaci combinanti THC/CBD).
Potendo quindi constatare effetti diversi anche nello stesso individuo, lo stato fisico/emozionale indotto dall’impiego terapeutico di Cannabis è considerato al momento non prevedibile.

Il dibattito sembra lontano dal trovare un finale. I pregiudizi, le credenze e le ingerenze e pressioni politico-economiche a favore o contro la Cannabis terapeutica contribuiscono ad ostacolare una lettura il più possibile obiettiva dei dati raccolti, rendendo questo un dominio scientifico alquanto controverso.

In Italia, la produzione della Cannabis sativa è regolamentata dalla legge 242 del 2016 che, tra le altre attività, consente l’apertura di spacci per la vendita della cosiddetta cannabis light. Si tratta di una legge poco chiara e soggetta agli umori ballerini dei legislatori.
Per ora, gli unici punti certi sono che la farmacia resterà l’unico luogo in cui reperire Cannabis a uso terapeutico e che la Coldiretti ha parlato di una “new canapa economy”, definizione che non fa ben sperare in una esemplificazione di clausole e codicilli burocratici.

Fonti:
https://www.rtbf.be/info/monde/detail_etats-unis-du-cannabis-utilise-a-des-fins-therapeutiques-sur-les-animaux-de-compagnie?id=9991959;
https://www.stop-cannabis.ch/les-effets-du-cannabis/les-effets-sur-le-systeme-immunitaire;
http://www.peopleforplanet.it/canapa-legale-cosa-dice-la-circolare-del-ministero-sulla-cannabis/;
http://www.anmvioggi.it/notizie-della-settimana/297-attualita/64070-cannabis-terapeutica-anche-la-veterinaria-la-sta-valutando.html.