Negli Stati Uniti, l’efficacia dei test standard di valutazione dei cani accolti nei rifugi viene messa da tempo in discussione.

Come è stato nel caso di Bacon, un meticcio labrador dell’Animal Care Services a Indianapolis che ha dovuto passare i test di valutazione comportamentale e ha fallito quello sulla pericolosità presunta.
In sala di valutazione era sembrato affidabile e pronto per essere adottato, dicono gli operatori. Ma mentre stava mangiando, Sara Bennett, il veterinario comportamentalista del canile, ha introdotto la mano di plastica nella ciotola del cane per trascinarla via. Immediatamente, Bacon ha afferrato la mano mordendola continuativamente.

Da oltre vent’anni, i rifugi e canili statunitensi impiegano questi test per valutare l’adottabilità di un cane. Test che per i cani significano la vita o la morte.

A Phoenix, nel rifugio per animali Maricopa County, che ogni anno ospita fino a 34mila cani, la direttrice Mary Martin è chiara: “Se il cane fallisce il test di aggressività, da qui non uscirà vivo”. Nel 2016, tra gennaio e giugno, 536 cani vi sono stati uccisi, e tra loro molti non avevano passato i test.

In questi ultimi anni, sia i ricercatori e che gli sviluppatori di test sono sempre più concordi nel dire che queste prove non sono attendibili nel prevedere l’aggressività di un cane. I direttori dei canili si stanno dunque chiedendo se abbandonare del tutto questo metodo di valutazione.

Al Maricopa County, Martin ha eliminato tutti i test a partire da gennaio 2017. Risultato: a giugno, i cani uccisi perché definiti aggressivi sono stati 31 e le valutazioni ponderate sono state invece le osservazioni degli operatori che lavorano ogni giorno a contatto con i cani.

In Gran Bretagna, i test valutativi prendono in considerazione osservazioni e interazioni e non si basano sulla provocazione. Foto Getty

Secondo il prof. Gary J. Patronek, della Facoltà di Medicina Veterinaria di Tufts, Massachusetts, i test di valutazione comportamentale sono artificiosi, forzati e con un valore predittivo pari a quello di – parole sue – “lanciare una moneta per aria”. Patronek afferma: “Durante il momento più stressante nella vita di un cane, tu arrivi e lo provochi, il cane fa qualcosa che probabilmente non farebbe mai una volta adottato, e tu che fai? Lo uccidi?”.

Il dibattito sui test di valutazione dei cani di canile è in atto dal 2011, da quando cioè negli Stati uniti l’adozione di cani abbandonati ha iniziato ad andare di moda, tanto che la Società Americana per la Prevenzione della Crudeltà verso gli Animali (ASPCA) stima un aumento annuo delle adozioni intorno al venti per cento. Nonostante questa nota positiva, negli Stati Uniti vengono uccisi tramite soppressione eutanasica 670mila cani ogni anno. L’argomento continua e continuerà a far discutere, tanto che alcune facoltà veterinarie offrono oggi specializzazioni e praticantati nei canili.

Negli Stati Uniti, i rifugi possono contare su una efficiente rete di connessione fra i vari gruppi di volontari che provvedono a spostare i cani da canili ad alto tasso di uccisione, di solito quelli degli Stati meridionali e della California del Sud, per portarli presso famiglie affidatarie e adottive nel Nord-Est e Nord-Ovest, dove le campagne di sterilizzazione hanno ridotto significativamente il numero dei cani abbandonati.

Vivo o morto
Per il Dangerous Dogs Act, in Gran Bretagna è vietata l’adozione dei Pit Bull che si trovino in canile. Foto Getty

È impossibile stabilire il numero di falsi positivi causati da questi test, per non parlare dei falsi negativi, che rischiano sempre di avere conseguenze tragiche. In più, anche quando si volessero abbandonare questi test, occorre trovare alternative scientificamente valide.
Nell’entusiasmo di modernizzare il concetto di canile, i test sono stati il tentativo di quantificare il comportamento canino. Poiché le valutazioni personali possono soffrire di pregiudizi, il test diventava lo scudo dietro al quale nascondersi per scrollarsi di dosso il peso di scelte difficili: Lassie va a casa, Cujo muore, lo dice il test, e tutti si sentono più sollevati.

Sara Bennett, a sinistra, con Bacon, durante un test di valutazione. Foto ©A.J. Mast, The New York Times

Questo tipo di test, che dura dai dieci ai venti minuti, deve rispondere essenzialmente a due domande: il cane attaccherà le persone? il cane come si comporterà con i conspecifici?

Ecco dunque che si osserva la reazione del cane in presenza di una bambola (surrogato di un bambino piccolo); di una persona incappucciata; di fronte a un bastone che si agita; di fronte ad un cane estraneo o ad un cane di peluche.
Nessuno di questi test è mai stato verificato seriamente dal punto di vista della sua attendibilità scientifica.
Solo una nota: uno studio del 2015 ha rilevato che durante i test di aggressione cane vs cane, tutti i cani valutati si mostravano più aggressivi verso il cane di pezza che verso il cane vero.

Si sta optando dunque per un metodo di valutazione basato sulla lettura e sull’osservazione del cane all’interno della struttura canile, anche se questo pone la conseguente necessità di formare lo staff che interagisce con i cani. E poi c’è l’eterno problema del sovrannumero di cani e della carenza di personale.
A tutto questo si aggiunga la variabile canile, che deve essere considerata come elemento influente sul test, e che finora è stata invece del tutto ignorata.

La vita di una cane si fonda su abitudini e interazioni sociali. Essere trascinato in un canile è traumatizzante, una cacofonia continua di abbai e ululati, una quantità di odori sempre e ovunque e gabbie come vere e proprie celle di isolamento. Un cane che soffre da stress di canile deperisce rapidamente: inizia a girare su se stesso, cammina ripetutamente avanti e indietro, salta in continuazione, mostra salivazione evidente, smette di mangiare. Oppure può scagliarsi contro le pareti del box e mostrarsi aggressivo. All’estremo opposto, altri cani si chiudono e diventano remissivi, mascherano un comportamento aggressivo che potrebbero mettere in atto una volta che si sentissero al sicuro, in famiglia. I cani di piccola taglia possono diventare più mordaci. Eppure, dicono gli operatori, c’è sempre quella certa persona che si innamora di quel certo cane, qualunque siano le sue manifestazioni comportamentali.
C’è sempre qualcuno che decide di dare una possibilità anche a quel cane.

Conoscendo l’importanza del gioco per i cani, Aimee Sadler, consulente di canile, ha creato un progetto che affida al gioco la sorte dei cani: si gioca per la vita nei suoi gruppi di socializzazione riuniti sotto il nome di Dogs Playing for Life, che viene usato come metodo di valutazione ormai in molti canili di maggiori dimensioni, come quelli della Città di New York, di Phoenix e di Los Angeles.

Il test più controverso rimane quello del cibo. Le ricerche hanno mostrato che i cani che si mostravano possessivi sulla ciotola durante il test all’interno del canile, proprio come Bacon, non necessariamente ripetevano questo comportamento una volta adottati. Questo test pretende di valutare la possessività sulle risorse del cane, laddove il buonsenso vuole che nessun proprietario mai afferrerebbe la ciotola da sotto li muso del cane mentre questi sta mangiando; ma il test pensa anche alla pericolosità del cane nei confronti dei bambini.

Dunque, che fine ha fatto Bacon?
In barba ai test che lo avevano condannato a morte, oggi Bacon è stato adottato da una famiglia che ha recepito tutti i consigli di una consulenza mirata.
Di lui si dice che sia un cane fantastico.

Traduzione ed elaborazione testo: Valentina Mota/fonte: independent.co.uk
Immagine di copertina: Il test di pericolosità con la mano di plastica, Animal Care Services, Indianapolis. Foto ©A.J. Mast.The New York Times