Chi non ha pensato al commissario Rex nell’adottare un pastore tedesco, ad Hachiko nell’adottare un akita e a Marley nell’adottare un labrador scagli la prima pietra.
In un’epoca in cui l’apparenza la fa da padrone, quali sono le ragioni che ci spingono all’adozione di un cane di una razza piuttosto che di un’altra? Quali sono le aspettative che riponiamo nei nostri cani?

Ed ecco pronta la risposta alla nostra domanda: le adozioni oggigiorno sono mosse spesso da stereotipi estetici e non, legati a personaggi canini che superbi trionfano nei nostri teleschermi. Ma si sa, tra realtà e finzione c’è una bella differenza, e il più delle volte il nostro labrador non sarà Marley. Ma allora quanto conosciamo davvero di quella razza e quanto siamo disposti a conoscere di quell’individuo preciso che ha fatto ingresso nella nostra vita?

Gli stereotipi di razza fanno capo a quella che è la storia di quella razza, a quello per cui era stata selezionata e allevata, al suo mestiere, per così dire. I caratteri più spiccati, le propensioni, le motivazioni innate hanno fatto del labrador, ad esempio, un eccellente cane da riporto in acqua, collaborativo con i pescatori ai quali doveva riportare le reti, cosa che non è accaduta nel pastore maremmano, eccellente guardiano del bestiame, ma pessimo collaboratore dell’umano.
Questi caratteri costituiranno la filogenesi del nostro cucciolo, una sorta di bagaglio innato, fondamentale, che si porterà con sé, sul quale costruirà la sua personale e individuale identità. Il punto è questo: non tutti i labrador sono uguali e nemmeno tutti i pastori tedeschi sono destinati ad un futuro da commissario Rex.

Ognuno di loro costruirà una propria personalità, come accade a noi umani, basata sulle esperienze di vita vissuta, sulla varietà delle stesse, sulle emozioni che legheranno a queste esperienze. Questa sarà l’ontogenesi, cioè la storia propria di un preciso individuo. E cosi un labrador sarà socievole con le persone non soltanto perché è un labrador, ma perchè ha fatto tante esperienze con persone diverse e ne ha avuto un ricordo emozionale positivo.
Perciò se la filogenesi è quello che il cane porta già con se nella sua valigia, l’ontogenesi è ciò che noi, in quanto famiglia di quel cane, facciamo per consentirgli di arricchirla, rispettando sempre e comunque le sue esigenze.

L’unico modo per essere parte integrante dell’ontogenesi del proprio cane, per riuscire in questa ardua impresa, è sganciarlo dagli stereotipi televisivi ed enciclopedici e guardarlo per quello che è realmente, nella sua individualità, nelle sue proposte e nelle sue originalità.
Perciò smettiamo di guardare la TV e guardiamo il nostro cane! Non sarà il commissario Rex, ma saprà ugualmente stupirci.

Immagine di copertina: furrykidsathome.com.au

luigiaL’autrice
Luigia La Forgia
Originaria di Molfetta, coltiva la sua passione per gli animali diventando operatore per IAA nel 2012.
Prosegue poi con il diploma di educatore cinofilo e operatore di zooantropologia didattica nel 2015.
Oggi è tutor e docente presso i corsi Siua di educazione cinofila.