di Valentina Mota

Il progetto Zero Cani in Canile di Francesca Toto si prefigge di trasformare il randagismo da peso a risorsa sociale ed economica, creando una rete logistica e collaborativa a costo zero tra cittadini, volontari e istituzioni, eliminando la necessità della struttura canile inteso come il tradizionale luogo di detenzione dei cani non padronali. Con gli opportuni adattamenti, il progetto può essere applicato anche ai gattili e alle aree urbanizzate che potrebbe essere suddivise in micro-aree seguite da associazioni animaliste che operino in collaborazione tra loro.

Vieste ha per prima applicato il progetto, liberando i cani dal canile lager di Acerra e facendo adottare gli ultimi cani rimasti nel piccolo canile sanitario (8 posti) della stessa Vieste; poco a poco, vari Comuni della provincia hanno seguito l’esempio, consacrando definitivamente alcuni Comuni della provincia di Foggia come Animal Friendly.
Come spiega Nicoletta Pagano, presidentessa della sezione di Vieste della Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC):

“Il randagismo non si combatte con la costruzione di nuovi rifugi ma solo dotandosi di canili sanitari e facendo tante azioni di prevenzione. In Puglia i Comuni inadempienti in fatto di canile sanitario ai sensi della L.N. 281/91 e LR 12/95 sono tantissimi ed andrebbero sanzionati poiché l’assenza di canili sanitari è motivo di non sterilizzazione e quindi di proliferazione del randagismo. Abbiamo dimostrato che il progetto Zero Cani in Canile funziona, è a costo zero, applicabile a tutte le realtà con i dovuti adattamenti, fa risparmiare soldi ai cittadini, per cui dove si continua ad insistere con la soluzione canile rifugio dove nemmeno ci sono i sanitari, sarebbe bene che le Procure ponessero attenzione.”

Francesca Toto ha partecipato al progetto del prof Marco Strano intitolato Alla radice della violenza di specie con un contributo, presente anche nel manuale per tecnici, riguardante nuove forme di sfruttamento del randagismo dovute alle inadempienze delle istituzioni: richieste di denaro da versare tramite Carta Postepay, finte mamme a distanza, staffette illegali, finti ritrovamenti al Nord di cani in realtà provenienti dal Sud.

Francesca Toto
Francesca Toto e Golia, il cane da lei adottato e la cui vicenda di abusi le ha ispirato l’idea del progetto Zero Cani in Canile

Domanda Come nasce il progetto Zero Cani in Canile e perché proprio in Puglia?
Risposta Il progetto è stato una mia idea. Di professione mi occupo di marketing e sviluppo territoriale per questo ho deciso di mettere a disposizione le mie competenze per una causa, che insieme a quella dei bambini, sento molto. Ad applicare il progetto e quindi ad avere meriti del successo dell’iniziativa è stato però il gruppo dei volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) di Vieste che lo ha applicato, la cui presidente è Nicoletta Pagano. Il progetto è nato da una analisi del territorio e della vecchia gestione del randagismo. Ci siamo accorti che i canili non erano la soluzione per nessuno, né per i cani né per le amministrazioni, così abbiamo sperimentato altre soluzione che negli anni abbiamo perfezionato e fatto confluire nel progetto Zero Cani in Canile. Non esisteva alcun terreno fertile al’inizio. Abbandoni, cucciolate a non finire, uccisioni di animali, branchi di animali… eravamo esattamente in linea con le altre località in cui il randagismo è una emergenza

D. Quali sono le strategie per indurre i proprietari a microchippare i propri cani e inserirli in una eventuale anagrafe regionale?
R. Sicuramente il controllo da parte della Polizia locale e il fatto che, quando ritroviamo animali, invece di rinchiuderli in canile, ci mettiamo a cercare i proprietari e li troviamo quasi sempre. Una volta trovati, se non provvedono a mettere il microchip al cane entro cinque giorni, vengono sanzionati. Con questo sistema la situazione è migliorata.

D. In che modo si censirà la popolazione canina?
R. Il censimento della popolazione canina lo abbiamo già fatto anni fa fotografando i branchi cane per cane e annotando luogo, sesso e numero di chip man mano che li sterilizzavamo (il progetto riporta una definizione chiara di chi siano i randagi, distinguendo tra randagismo e vagantismo, N.d.R.)

D. Gli attuatori del progetto che tipo di rapporto hanno con le istituzioni? Avete trovato resistenze o difficoltà particolari?
R.All’inizio abbiamo trovato le istituzioni assenti ma poi, col tempo e dopo alcuni scontri e chiarimenti, la situazione è migliorata. Da un anno e mezzo si è insediata una nuova amministrazione con cui lavoriamo in totale sintonia. Prima delle votazioni, avevamo provveduto a inviare un comunicato a tutte le forze politiche per invitarle a mettere nel proprio programma elettorale il nostro progetto. Due forze politiche hanno aderito e per nostra fortuna oggi sono entrambe chiamate ad amministrare, una come forza di maggioranza e l’altra di opposizione. Diciamo che Zero Cani in Canile è l’unico punto su cui la città viaggia all’unanimità.

D. Per quanto riguarda la popolazione, in che modo informate gli abitanti delle città e gli abitanti delle zone rurali?
R.La popolazione è informata attraverso comunicati stampa e notizie in radio, TV e giornali locali. Per quanto concerne le zone rurali, talvolta siamo andati personalmente a spiegare la corretta gestione degli animali: a volte la scorretta detenzione di un cane è da attribuire ad un fatto culturale tramandato di padre in figlio e che vede l’animale esclusivamente in una ottica utilitaristica. Pian piano siamo riusciti a dialogare anche con loro.

alla radice della violenza di specie
Per gentile concessione del prof. Marco Strano

D. Come si integra, eventualmente, il vostro progetto con le strategie di indagine del Link? Avete trovato collaborazione da parte delle Forze dell’Ordine?
R.Con le Forze dell’Ordine abbiamo costituito una task force comunale di controllo. La dott.ssa Francesca Sorcinelli, presidentessa di Link-Italia (APS), fa parte di quegli incontri meravigliosi che ho avuto la fortuna di fare insieme al prof. Marco Strano che mi ha voluto tra i coautori del manuale tecnico Alla radice della violenza di specie. Il Link era l’anello mancante per raggiungere quelle categorie di persone alle quali non importa niente degli animali. Il Link infatti dimostra la pericolosità sociale degli individui che praticano violenza sugli animali. Con il Link spieghiamo che una certa tipologia di persone costituisce un pericolo anche l’uomo, non solo per gli animali: in sostanza, non bisogna sottovalutare la violenza sugli animali. Il progetto del prof. Strano, invece, va a lavorare sulle competenze del personale tecnico che opera nel campo dei reati sugli animali (Forze dell’Ordine, veterinari, avvocati, guardie zoofile, associazioni) e che gioca un ruolo importante nel riconoscimento del reato stesso e per la conseguente condanna.

D. Sono già state attuate delle adozioni con la vostra procedura di tracciabilità? Che tipo di feedback state avendo?
R.Il protocollo per la tracciabilità ci permette di non perdere di vista i nostri cani anche quando vengono adottati in altre parti d’Italia. Chi adotta tramite noi sa che per nessun motivo i nostri cani devono finire in canile, quindi,in caso di qualunque problema, saremo sempre e solo noi a occuparci della ricollocazione dell’animale. Oltre ai controlli post-affido, abbiamo un gruppo Facebook segreto dove i nostri adottanti condividono foto, esperienze e informazioni. Anche chi abbia adottato un cucciolo di una certa cucciolata è in contatto con gli adottanti degli altri cuccioli della stessa cucciolata. Condividiamo con i nostri adottanti il nostro lavoro e molti di loro hanno cominciato a fare volontariato o hanno adottato un secondo cane.

D. Sono già state avviate riconversioni di canili?
R. Noi per fortuna non abbiamo avuto bisogno di convertire il nostro canile poiché Vieste non ha mai avuto un rifugio comunale ma si convenzionava con canili esterni. Mentre a Cerignola, dove il progetto è applicato da Chiara Valentino dell’associazione Amici di Balto, un canile lager con 400 cani sequestrato e a lei affidato… sta chiudendo! Sono rimasti circa 70 cani e Chiara sta ultimando un’oasi che diventerà un centro polifunzionale, con servizi alla cittadinanza con animali ma anche luogo d’incontro per famiglie, bambini e animali (guarda il video). Chi gestisce canili oggi può solo riconvertirsi in questa direzione, non puntando più sui soldi pubblici per il randagismo, ma su quelli dei privati offrendo servizi. Il budget per il randagismo dei Comuni continuerà a calare, per cui non esistono altre soluzioni per i gestori.

D. Avete ricevuto minacce da parte della criminalità organizzata? Se sì, avete trovato appoggio nelle istituzioni oppure no?
R. All’inizio hanno sparato un proiettile intimidatorio alla persona che era in carica come presidente. Ma questa ha avuto il coraggio di continuare e non si sono più verificati episodi di questo tipo.

D. In che modo state esportando il vostro progetto in altre regioni, per esempio in Sicilia, e quali differenze riscontrate sul territorio rispetto a quello pugliese.
R.Dopo la presentazione in Campidoglio (15 febbraio 2018), siamo stati contattati da molti sindaci di tutta Italia, dal Nord al Sud. Al momento abbiamo iniziato l’affiancamento in via sperimentale ad alcune realtà. Ovviamente il progetto va adattato alle singole realtà, per questo è previsto uno studio iniziale del territorio e delle modalità di gestione attuate, che mi permetta poi di tarare al meglio il progetto sulle singole realtà.

[N.d.R. In occasione della presentazione a Roma, Nicoletta Pagano, presidentessa della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Vieste, ha presentato in anteprima nazionale il videoclip LNDC Vieste città Animal Friendly (guarda il video). È intervenuto inoltre il pilota motociclista Giacomo Lucchetti a presentare il suo tour Cuori in corsa e Zero Cani in Canile – l’importanza di fare rete.]

D. Se il vostro progetto dovesse attecchire in Italia, c’è modo di portarlo a livello europeo? Esiste qualcosa di analogo nel resto dell’attuale Unione Europea?
R. Proprio perché prevede uno studio preventivo del territorio di applicazione, il progetto è adattabile a tutte le realtà, anche internazionali. Esistono diversi progetti per la lotta al randagismo, ma quasi tutti puntano sui canili o luoghi in cui comunque gli animali vivano in forma aggregata. Il nostro progetto, oltre che sull’educazione preventiva nelle scuole, punta sul decentramento e sul supporto della cittadinanza e delle aziende. Ovviamente questo prevede una preventiva formazione per chi ospiterà i cani fino all’adozione. Si può portarlo a livello europeo, ma non prima di averlo perfezionato in Italia nei vari contesti. Il mio sogno è portarlo nei Paesi dove si pratica ancora la soppressione eutanasica nei canili, per esempio la Spagna… ma meglio fare un passo alla volta.

D. Che costi di applicazione ha?
R.Nessuno, perché prevede che si supportino le istituzioni al rispetto delle leggi vigenti. Fatto questo, le associazioni che lo attuano non hanno motivo di chiedere denaro. Oggi nelle associazioni si sono infiltrati molti finti animalisti che truffano e chiedono soldi sui social per cause a volte inesistenti e solo per mantenere se stessi. Il progetto mira anche al ripristino della legalità e alla pulizia dell’ambiente animalista. I volontari devono operare solo ed esclusivamente per il benessere animale. Nessuno dovrà mai farsi pagare per attuarlo. Questa deve rimanere condizione essenziale, da qui la scelta di registrazione del marchio. È un dono dei volontari di Vieste della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e tale deve restare.

L’intervista termina qui, e io desidero concludere con una frase di Francesca, che ritengo espressione della sua forza immensa:

“So che non vedrò la fine di questo olocausto, perché credetemi, molti canili non sono cosi diversi dai campi di concentramento, ma stiamo gettando le basi per una società migliore con gli animali…. e dagli animali all’uomo il passo è breve, nel bene e bel male!”

Grazie.